Patrick Sermas, Léo Courteneuve e Raymond Houston hanno in comune una curiosità eccentrica e focosa che li spinge a muoversi prima degli altri. Patrick Sermas è uno scienziato, Léo Courteneuve un finanziere. Raymond Houston un ricco possidente di impianti petroliferi. I primi due sono francesi, il terzo texano. I tre si conoscono alla stazione di San Pietroburgo, alla partenza del viaggio inaugurale della ferrovia Transiberiana, di cui erano venuti a conoscenza durante l’Esposizione universale di Parigi, nel 1900.

Il tragitto è lungo, i compagni di viaggio noiosi, Patrick Sermas, Léo Courteneuve e Raymond Houston trascorrono gran parte del tempo insieme. Si godono i servizi sontuosi della prima classe e scoprono di avere attitudini in comune, a cominciare da una profonda ripugnanza per il sentimento della bontà.

Prima scherzando, man mano credendoci sempre di più, i tre decidono di fondare un’organizzazione criminale dedita alla valorizzazione del Male. Gli scopi dell’organizzazione sono la conquista del mondo e la sua rifondazione su basi completamente diverse.

Patrick Sermas, Léo Courteneuve e Raymond Houston sono persone di grande concretezza. Nel tempo di pochi giorni fissano la strategia dell’organizzazione, ne delineano la struttura e stabiliscono le fasi operative. L’unico elemento sul quale i tre sono in disaccordo è il nome da dare all’organizzazione. Patrick Sermas vorrebbe chiamarla Fantomaz, Léo Courteneuve Fantomas, Raymond Houston Fantomax. Siccome Raymond Houston è il più anziano dei tre, nonché il più ricco, la scelta cade sul nome da lui proposto. Fantomax farà tremare il mondo. La sua parola d’ordine è: Sia imperitura la gloria del Male che spargiamo.

Al ritorno dal viaggio, Léo Courteneuve e Raymond Houston iniziano il reclutamento e cominciano la costruzione degli antri di Parigi, Berlino e Trieste. Patrick Sermas rimane in Siberia, dove intende sperimentare un’arma capace di dare a Fantomax il potere immediato sul mondo.

Patrick Sermas lavora intensamente per tre anni. L’altopiano siberiano è il luogo ideale per il suo esperimento. Le catene montuose coperte da foreste di conifere secolari e le vallate che si succedono una dopo l’altra lo proteggono da occhi indiscreti.

Il laboratorio di Sermas è minimale. L’arma che intende sperimentare non ha bisogno di altro che essere liberata. L’unico cruccio che fa tentennare Sermas è come tenere sotto controllo una potenza così devastante.

Da Parigi, l’antro principale di Fantomax, arrivano incoraggiamenti sotto forma di viveri e materiali trasportati da una interminabile filiera di corrieri. Arrivano anche notizie: Fantomax cresce a un ritmo vorticoso, presto il mondo conoscerà il suo nome e comincerà a temerlo sopra ogni altra cosa.

Patrick Sermas costruisce una serie di protezioni concentriche: campi magnetici, barriere elettriche, poli gravitazionali, persino rudimentali trincee che riempie di carcasse di bestiame fatto affluire dalle province interne della Russia. Queste ultime sa in partenza che difficilmente serviranno a qualcosa, però gli restituiscono l’idea di una guerra che comincia a combattersi.

L’esperimento scatta il 30 giugno, alle 7,14 del mattino. Patrick Sermas, che si è portato a quella che ritiene una distanza di sicurezza, libera un nucleo di antimateria a nord del fiume Tunguska. Quello che accade potrebbe essere definito finimondo.

È come se una replica del sole si avvicinasse a velocità incalcolabile e si concentrasse nello spazio di cielo soprastante. La luce è insostenibile, l’impatto con il terreno roboante, la successiva potenza del fuoco agghiacciante: duemila chilometri quadrati di foresta carbonizzati all’istante.

Le barriere predisposte dallo scienziato in qualche modo funzionano. Patrick Sermas si rende però conto della difficoltà di utilizzare l’antimateria come arma, se non a impatto planetario. Prosegue per anni gli studi, fino a che opta per la più controllabile energia nucleare. Decenni dopo qualcuno calcolerà che la forza dell’esplosione di Tunguska è paragonabile a quella di mille bombe atomiche del tipo sganciato su Hiroshima.

(Tutto questo ­ che è solo l’inizio – è tratto dal mio Fantomax: Non temerai altro male, disegni di Onofrio Catacchio, Coconino Press/Fandango Libri, 2011)

(Tutto questo per far giocare la fantasia, prima, e non ricadere, poi, nei lamenti alla Franco Arminio, dei quali non sappiamo proprio più che farcene.)

(Punto, alla prossima.)