C’era una volta un collettivo studentesco di nome Bartleby, a significare la disobbedienza pacifica ma ostinata, che aveva sede in Via S. Petronio Vecchio a Bologna, dove ha svolto per anni un’encomiabile attività culturale. Nella notte tra il 22 e il 23 gennaio scorso, con un’operazione militare, Polizia e Carabinieri hanno murato questa sede presidiandola per due giorni consecutivi. Si è trattato della conclusione violenta di una logorante guerra di posizione condotta dai benpensanti (variante socio-antropologica della Maggioranza silenziosa) che abitano questa strada. Infatti, non appena Bartleby si è insediato negli spazi concessi dal Rettore al numero 30 di S. Petronio Vecchio, è iniziata la battaglia dei perbenisti (sinonimo di Benpensanti) contro il collettivo accampando pretesi schiamazzi notturni, nei fatti mai avvenuti, come posso testimoniare personalmente abitando quasi di fronte al circolo in questione. Ciò che infastidiva non erano i rumori, limitati ai concerti, spesso di alta qualità, regolarmente terminati entro la mezzanotte, bensì il fatto che le ragazze e i ragazzi di Bartleby erano reduci da una lunga occupazione di una sede in Via Capo di Lucca, quindi degli abusivi, dei fuorilegge, come comunemente si pensa siano tutti i disobbedienti. I Benpensanti ignorano che uno dei principi fondativi della liberaldemocrazia è che alle leggi ingiuste non si deve obbedire, non solo, ma che molti diritti oggi ritenuti fondamentali (uno per tutti, il diritto di sciopero) sono stati ottenuti disobbedendo alla legge ingiusta che li vietava.

Da subito è cominciata una campagna per allontanare gli indesiderabili: raccolta di firme, lettere alle autorità, petizioni e chi più ne ha più ne metta. Si sa di una lettera al Rettore con 115 firme, parte delle quali chiaramente ideologiche, cioè che nulla avevano a che fare con supposti rumori notturni, come dimostra il fatto che hanno firmato esercenti i cui negozi chiudono alle sette di sera e non si capisce come sentissero i rumori in oggetto. Ovviamente, i Benpensanti fanno opinione e, soprattutto, votano, quindi trovano ascolto non solo presso coloro ai quali sono simili per modo di pensare, ma anche nelle forze politiche che si contendono la preferenza di quella fascia di cittadini che possiamo definire moderati.

Ecco perché una parte preponderante del Pd si è opposta alla soluzione ragionevole proposta dall’assessore alla cultura Ronchi e la ricerca di una mediazione è stata affidata all’assessore Amelia Frascaroli, che ha avuto l’idea di proporre come sede alternativa un capannone in zona Roveri. Premetto che ho votato e fatto campagna presso gli amici perché votassero Frascaroli, quindi non posso avere alcun pregiudizio negativo nei suoi confronti, ma il giudicare idonea una sede dove si deve svolgere un’attività culturale, in base al fatto che la signora, esperta ciclista, impiega pochi minuti a raggiungerla partendo dal centro, mi sembra non soltanto fuori da ogni logica, ma anche contro il buonsenso, cioè contro quel principio a cui spesso proprio i moderati si richiamano. Naturalmente chi semina vento raccoglie tempesta, come dice un vecchio adagio, che si adatta perfettamente all’occupazione del Convento di Santa Marta effettuata dagli studenti di Bartleby due giorni dopo la loro espulsione manu militari.

Hanno scritto i giornali che la signora Frascaroli, assistendo dalla finestra di casa sua (quando si dice il caso!) all’occupazione di Santa Marta, abbia esclamato: “infantili”. Non so se è vero, ma è verosimile. Infantili, infatti, sono tutti coloro che si rifiutano di accettare la realtà, cioè lo stato di cose esistente, con le regole stabilite dai poteri costituiti, cioè tutti gli innovatori, tutti coloro che desiderano introdurre nella realtà dei cambiamenti con idee nuove. Ma l’Assessore Frascaroli, una volta preso l’abbrivio verso il conservatorismo estremo, non è riuscita a controllarsi e ha sollevato un enorme macigno per farselo cadere sui piedi. “Bartleby deve lasciare quel posto. C’è già un progetto per farci residenze per anziani e un asilo nido. Cosa vogliono fare la guerra ad anziani e bambini?” Ha dichiarato arricchendo la questione di particolari non veri (il luogo è in abbandono da sette anni e non vi è alcun vero progetto e tanto meno vi sono i finanziamenti). La città deve essere grata ai disubbidienti per questa occupazione, che rivela un’altra grave mancanza dei pubblici poteri nei confronti della collettività tutta.

Ma torniamo ai seminatori di vento e chiediamoci perché non si è voluto accettare, come suggerito da Ronchi, di offrire a Bartleby un ex mensa in pieno centro città? Perché volere, provocatoriamente, esiliare Bartleby nel deserto della zona industriale? La risposta è venuta, possiamo ben dirlo, a tamburo battente. Sempre con l’impiego delle Forze Armate, la legge e l’ordine sono stati ripristinati, il Convento di Santa Marta è stato riconsegnato a coloro che, sottraendo questo Bene Comune alla collettività, lo hanno lasciato deperire per sette anni. Ovviamente, la legge e l’ordine sono quelli dei Benpensanti, di coloro che non accettano nel centro storico i disobbedienti, ma neppure chi osa criticare il potere costituito e rivelare lo scandalo dei luoghi pubblici sottratti ai cittadini. Infatti, la strategia delle istituzioni politiche bolognesi sembra tesa ad espellere dalla città tutti coloro che non si adeguano al pensiero unico e pretendono di cantare fuori dal coro. Ma la città non appartiene a coloro che si conformano al pensiero dominante, la città deve appartenere a tutti, altrimenti sarà sempre tormentata e senza pace sociale.

Ora Bartleby sta asserragliato, nell’indifferenza generale, nell’aula Roveri della Facoltà di Lettere,dove ha accatastato fortunosamente il proprio patrimonio, libri e riviste, alcuni rari e preziosi, donati da molti intellettuali di prestigio, fra i quali vari docenti universitari. Si è praticamente riusciti nella manovra di isolamento, quando sarà completata si ricorrerà nuovamente alle armi? I naturali interlocutori rifiutano il dialogo, l’Università si limita a intimare lo sgombero dell’aula e il Comune fa muro.

Si impreca molto di questi tempi contro l’antipolitica, aggettivo sostantivato che deriva da polis, città, ma non fa forse di tutto da parte delle istituzioni per alimentarla?