Bisognerà aspettare ancora qualche giorno, ma alla fine a spuntarla, a meno di sorprese, dovrebbe essere Nikos Anastasiades, il candidato ‘amico’ di Angela Merkel. E così Cipro avrà il suo piano di salvataggio: 17 miliardi e mezzo di euro, pari alla dimensione dell’intera economia cipriota, buona parte dei quali serviranno a ripianare i buchi colossali delle banche locali. Con buona pace dei ciprioti, che alla fine, come la Grecia insegna, in una maniera o nell’altra dovranno farne le spese. Dalle urne delle elezioni che si sono tenute domenica 17 per ora è arrivata una fumata nera: il candidato favorito alle presidenziali, il conservatore Anastasiades non ce l’ha fatta al primo turno. Il suo 45% lo porterà dritto dritto al ballottaggio, domenica 24, con il candidato dell’Akel, il partito comunista Cipriota, Stavros Malàs.

Con il 27% dei voti Malàs, ex ministro della Sanità del presidente Christofias, ha poche chance di potercela fare, se un aiuto non gli arriverà dal terzo incomodo, l’indipendente Georgios Lillikas, forte di quasi il 25% delle preferenze. Ma Lillikas al momento non si è ancora espresso e molti osservatori pensano che alla fine lascerà libertà di voto al suo elettorato, un composto etereogeneo fatto sia da elettori di destra che elettori di sinistra delusi dai rispettivi partiti. “Credo che nel giro di pochi giorni Lillikas dirà che i suoi elettori possono votare secondo coscienza – spiega al fattoquotidiano.it Georgios Coloumbis, vicepresidente del centro studi greco Eliamep – naturalmente però non ho la palla di cristallo e se così non fosse la situazione si potrebbe anche ribaltare”.

Nell’attesa nell’establishment europeo non si è perso tempo a chiarire per chi si faceva il tifo, Angela Merkel in testa e ora si mettono a punto i dettagli del cosiddetto bailout, il salvataggio. Si parla di diciassette miliardi e mezzo di euro, di cui una decina dovrebbero andare alle banche. Un piano di salvataggio che il Wall Street Journal in questi giorni chiama “poco utile”, suggerendo l’idea di utilizzare l’isola come un banco di prova per far accettare “forzatamente” le perdite ai creditori delle banche. L’idea di far pagare i costi del piano di salvataggio cipriota ai titolari dei depositi bancari era già trapelata qualche giorno fa ed era già stata prontamente smentita dalla Commissione europea.

Anche Jorg Asmussen, superfalco tedesco della Bce, mettendo in guardia i suoi partner europei dai dubbi che circolano sulla concessione del prestito ha chiarito che una eventuale insolvenza di Cipro e del suo sistema bancario metterebbero a rischio l’euro. Poi Asmussen ha ricordato i rischi di contagio derivanti dall’integrazione del sistema bancario cipriota con quello della Grecia. Difficile dargli torto su questo punto, considerato quello che successe a Nicosia quando in Grecia partì il cosiddetto Psi, il taglio del debito selettivo a cui aderirono i creditori privati. Successe che “in una notte Cipro perse circa il 25% del suo Pil” come ha spiegato George Sklavos, un funzionario del ministero delle Finanze cipriota, parlando con il Guardian.

Quei diciassette miliardi quindi alla fine dovrebbero arrivare, e farne le spese, come ha chiarito anche il probabile nuovo presidente Anastasiades in una intervista (in tedesco) con il Tagesspiegel, saranno i cittadini. Il candidato conservatore ha spiegato che in cambio del denaro è pronto ad un sostanzioso piano di tagli alla spesa pubblica e anche riduzione del potere dei sindacati. Altra promessa che Anastasiades – grande fumatore che, secondo le indiscrezioni, quando si arrabbia, ha il vizio di lanciare posaceneri: anni fa per questo motivo un giornale lo aveva ribattezzato Nasty Nick – ha fatto, è quella di cominciare a trattare per garantire una maggiore trasparenza al sistema bancario. Le banche dell’isola sono accusate di aver funzionato per anni come centro di riciclaggio per capitali russi di dubbia provenienza. A Berlino e a Bruxelles nessuno vuole che quei 17 miliardi di soldi dei contribuenti invece che la via di Nicosia prendano tutto d’un tratto la strada di Mosca.