Tempo di pagelle, di scrutini e di primi annunci di bocciature.

Ma perché bocciare? A fermare la meritocrazia è arrivata la notizia di una proposta della coalizione Spd-Verdi della Bassa Sassonia che vorrebbe l’abolizione della bocciatura in tutte le scuole del Bundesland.

Secondo la nuova sinistra di governo di Hannover rimandare i ragazzi è troppo umiliante e costa troppo. Un tema già affrontato: gli esperti dell’Ocse hanno calcolato che ogni bocciatura costa in media tra i 10 e i 15 mila dollari annuali. In paesi come la Spagna, il Belgio o l’Olanda, i “ripetenti” incidono sul 10% del budget complessivo per l’educazione.

Non ne farei solo una questione di costi.

Oggi a essere fermati sono ancora, come 60 anni fa, i ragazzi figli dei meno abbienti, provenenti dalle classi sociali più povere. Sto parlando di una povertà che spesso non è economica ma culturale. La conferma arriva da una ricerca di Skuola.net che esaminando le percentuali di promossi e bocciati nelle scuole superiori delle maggiori città italiane ha rilevato che il 23,4 % di coloro che frequentano un istituto professionale e il 20% degli studenti di un istituto tecnologico sono fermati mentre al liceo classico il semaforo rosso scatta solo per il 5,9%.

Mi tornano in mente i grafici riportati da don Lorenzo Milani in “Lettera a una professoressa”: guardando il mestiere del babbo dei ragazzi bocciati risultava che il 55% dei figli dei contadini era fermato mentre era solo il 25% dei ragazzi provenienti da famiglie non contadine a essere respinto. Scriveva il prete di Barbiana: “Dei sei ragazzi bocciati, quattro stanno ripetendo la prima. Per la scuola non sono persi, ma per la classe sì. Forse la maestra non se ne dà pensiero, perché li sa al sicuro nella classe accanto. Forse se li è già dimenticati. Per lei che ne ha 32, un ragazzo è una frazione. Per il ragazzo la maestra è molto di più. Ne ha avuta una sola e l’ha cacciato”.

Io non ho mai cacciato nessuno. Anzi. Almeno due volte, non ho permesso con il mio voto negativo, di bocciare dei bambini alla scuola primaria visto che in Italia c’è ancora la possibilità di fermare i bambini anche alla scuola dell’obbligo.

La proposta tedesca è da prendere in considerazione. Certo non dobbiamo dimenticare, come molti miei colleghi delle superiori denunciano in libri e articoli, che i ragazzi arrivano all’università senza sapere scrivere correttamente.

Ma non abbiamo bisogno di una strage che colpisca ancora e sempre le classi sociali più deboli. Abbiamo bisogno di una scuola che non umilia ma che comprende e che aiuta a migliorare. Penso a una scuola dove chi deve essere bocciato abbia un aiuto in più, un programma didattico che si adegui al percorso umano, più docenti “specializzati” al recupero. Una meritocrazia che non sia concorrenza e che non crei ansie.

Ieri uscendo  dalla scuola ho trovato attorno all’auto due bambini di 8 anni: “Ma quando danno le pagelle?”. Ho chiesto loro: “Perché siete interessati ai voti?”. Uno di loro mi ha risposto: “Perché ho paura di mio padre!”.