Dopo lo shopping di aeroporti, il fondo F2i di Vito Gamberale mette gli occhi sull’acqua. “Per riordinare e rendere più efficiente il sistema dell’acqua bisogna creare un campione nazionale sul modello di Terna o Snam”, ha detto l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, con la partecipazione di “fondi privati a carattere istituzionale” come lo stesso F2i o il Fondo strategico italiano. E, secondo l’imprenditore, un discorso analogo andrebbe fatto per il ciclo dei rifiuti.

Il fondo per le infrastrutture F2i, partecipato dalle maggiori banche italiane – in prima fila Intesa Sanpaolo e Unicredit – e dalla società pubblica che gestisce i risparmi postali degli italiani, la Cassa Depositi e Prestiti, aveva messo le mani a dicembre sul controllo degli scali aeroportuali di Firenze e di Torino ed era arrivato a tallonare da vicino il Comune di Milano nella proprietà della Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate, di cui detiene ora una quota pari al 45 per cento. E ora punta sull’acqua, lanciando un segnale anche per quanto riguarda il business dei rifiuti. Ha infatti invitato il nuovo governo a riflettere su “un grande progetto Paese per l’acqua attraverso una public company, cioè con i soldi privati di un soggetto di carattere istituzionale come F2i o il Fondo strategico italiano”. Un eufemismo per definire la situazione ibrida di F2i i cui finanziamenti hanno appunto carattere sia pubblico che privato, dove il privato è costituito dai soldi degli italiani depositati sui conti delle banche azioniste.,

”Se nell’elettricità e nel gas abbiamo campioni come Terna e Snam, abbiamo tanti anticampioni nell’acqua e nei rifiuti”, ha detto nel corso del convegno organizzato da Staffetta Quotidiana sulle reti del gas. E ha aggiunto: “Dobbiamo capire come dalle frattaglie si possa creare un campione nazionale”. Quindi, come fatto con l’Enel 60 anni fa nella distribuzione dell’elettricità, secondo Gamberale, dobbiamo fare oggi con l’acqua. Bisogna dunque “fare una Enel dell’acqua e dei rifiuti”. Tecnicamente, ha spiegato il manager, servirebbe creare ”un fondo speciale per l’acqua e un altro fondo specifico per i rifiuti” dei quali ”F2i si candiderebbe a far parte”. Gamberale ha poi criticato il referendum, definendolo “una decisione presa sull’onda dell’emotività e della confusione”, spiegando che la situazione in Italia è ora quella di “una bassa privatizzazione e di una scarsa concentrazione”.

Il fondo di Gamberale era finito sotto i riflettori alla fine dell’anno scorso, quando era il principale accusato del fallimento della quotazione in Borsa della Sea, operazione che a fine novembre avrebbe dovuto generare un incasso complessivo tra 116 e 150 milioni per la Provincia di Milano assetata di denaro per non sforare il patto di stabilità. F2i aveva infatti votato contro la quotazione a un prezzo che nella migliore delle ipotesi sarebbe stato di 1 euro per azione inferiore al valore pagato dallo stesso fondo un anno fa per il 30 per cento della Sea. E a distanza di quasi un mese dal fallimento dell’Ipo, il fondo di Gamberale aveva poi presentato una offerta con cui si era aggiudicato la quota di Sea in mano alla Provincia, pari al 14,5 per cento, per poi alzare la partecipazione al 45 per cento.