Il gruppo islamista Ansaru ha rivendicato il sequestro di sette stranieri, tra cui l’ingegnere italiano Silvano Trevisan, rapiti sabato scorso nel nord della Nigeria, nel compound della società di costruzione libanese Setraco, nello stato nord-orientale di Bauchi. In una e-mail, il gruppo sostiene di avere in “custodia sette persone, tra cui libanesi e i loro colleghi europei che lavorano con Setraco”. Nel comunicato di due paragrafi scritti in inglese e non in hausa, la lingua più diffusa nel nord della Nigeria, i terroristi affermano di aver compiuto il sequestro a causa delle “violazioni e atrocità perpetrate contro la religione di Allah dai paesi europei in molte nazioni, tra le quali Afghanistan e Mali”.

Ansaru, il cui nome completo è Jama’atu Ansarul Musilimina fi Biladis Sudan (Avanguardia per la protezione dei musulmani nell’Africa nera), è legato a doppio filo a Boko Haram, il movimento jihadista, responsabile dal 2009 della morte di almeno 3mila persone nel Paese africano. In passato aveva già rivendicato il sequestro del francese Francis Colump, avvenuto a dicembre nel nord della Nigeria e a novembre il governo britannico li ha inseriti nella lista dei gruppi terroristici internazionali allineati ad Al Qaeda.

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha ribadito che la priorità del governo italiano nella gestione del caso è “la tutela assoluta dell’incolumità degli ostaggi”. Da Bruxelles, dove sta partecipando al Consiglio europeo, il capo della diplomazia italiana ha detto che “stiamo seguendo la situazione con le autorità nigeriane e degli altri Paesi interessati, la Grecia e il Regno Unito”. “Non abbiamo notizie successive al momento del sequestro – ha aggiunto i titolare della Farnesina – ma diamo la massima attenzione con tutti gli organismi dello Stato che si occupano di queste situazioni”.

Intanto la Setraco ha deciso di richiamare tutto il personale da Jama’are, la località dello stato nord-orientale di Bauchi in cui è avvenuto il sequestro. L’evacuazione riguarda tutti i lavoratori, ad esclusione dei residenti di Jama’are. L’attacco di sabato notte è stato preceduto da un assalto a una stazione di polizia dove erano tenuti in custodia dei criminali comuni e poi da una bomba esplosa vicino al posto polizia di guardia al compound della Setraco. Dopo l’esplosione della bomba i poliziotti e alcune guardie private sono uscite dal compound rimanendo falcidiate dai colpi di kalashnikov dei terroristi. Una dozzina le vittime, tra poliziotti e guardie di sicurezza.