Dimentichiamo per un attimo che siamo in campagna elettorale. Oggi voglio raccontarvi una esperienza che, al di là delle teorie astratte, ha colpito in prima persona me e la mia famiglia, facendomi capire – concretamente – quanto nella sanità sia urgente e necessario fermare la rotta intrapresa..
E’ successo proprio la settimana scorsa: da due giorni mia figlia Letizia, vent’anni, aveva dolori alla schiena, fino ad arrivare a non poter più camminare.
Decidiamo quindi di portarla al Pronto Soccorso. Noi viviamo a Monteverde ma, visto che si trattava di problemi ortopedici, abbiamo deciso di rivolgerci all’ospedale specializzato: il Cto Andrea Alesini, alla Garbatella di Roma.

Ero giá stato lì qualche giorno prima, per parlare con i lavoratori in agitazione che lo stanno occupando (garantiscono l’assistenza e i servizi medici essenziali). Al Pronto Soccorso si rendono subito conto che lo stato di mia figlia richiede una visita urgente (non riusciva quasi a camminare) e la visitano immediatamente.  “Ma perchè avete deciso di venire qui?”, mi chiedono, quasi stupiti. “ Perché siete una eccellenza in questo campo”. Negli occhi delle operatrici e dei medici dell’urgenza si rifletteva chiaramente l’orgoglio di lavorare in quella struttura, che sta rischiando di chiudere, e questa nostra scelta confermava la giustezza della loro battaglia.

Si stabilisce che mia figlia, a causa di una piccola infezione a una piccola ciste, debba essere operata urgentemente. Detto fatto: in due ore il chirurgo la porta in sala operatoria, la opera e la ricovera al reparto Uoc Chirurgia Generale. In barba a qualsiasi clinica privata…Adesso Letizia è già a casa, è rimasta l’essenziale nel reparto al primo piano del Cto. Dove è stata assistita e curata con pazienza e competenza da tutti: medici, infermieri e personale sanitario (nb: mia figlia ha letto questo pezzo e mi chiede di aggiungere più aggettivi: squisitezza, dolcezza e disponibilità). E’ stato bello constatare di persona che l’attenzione e la dedizione erano distribuite tra tutte le pazienti presenti nel reparto.

Mia figlia era la più giovane e la sua degenza è stata rapida, ma ci sono signore che frequentano quel reparto da mesi. Anche loro hanno confermato che al Cto Alesini nessuno ha voglia di smobilitare, che la comunità degli operatori sanitari quella struttura non la vuole mollare, ed è riuscita a creare un microcosmo di competenze e passione per la loro “mission”, che forse farà anche a botte con una struttura fatiscente, ma che sta lì a dimostrare che la sanità pubblica non è fatta solo di sprechi, soldi sperperati e incompetenze.
Uno schiaffo in faccia al commissario Bondi, che con il suo decreto prevede un taglio di 1000 posti letto e la “conversione” (leggi “chiusura”) di strutture come il Cto, il Forlanini, l’Eastman e l’Oftalmico in centri per malati cronici, hospice per malati terminali e poliambulatori.  Vogliono chiudere centri di eccellenza che fanno invidia alle strutture private (e forse è proprio questo il motivo). Perché, come mi ha detto il medico che ha operato mia figlia: “questi se ne fregano di me e di lei, dei pazienti e degli operatori sanitari, guardano solo ai loro interessi”.
Per questo io voglio dire pubblicamente il mio “grazie” al personale del Cto e, lo dico da padre e non da candidato: vi chiedo di ribellarci sul serio a questi tagli. Perché la sanità pubblica è un bene per tutti noi, è un bene comune.