Mi dico che voglio scrivere un ricordo di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino ma, improvvisamente, non mi viene in mente niente. Ma come? – mi chiedo – Due magistrati così importanti per la nostra storia recente, due baluardi contro la criminalità organizzata e il malaffare, due martiri civili, e non ti viene in mente niente?

No, non ho idee, perché la storia postuma di questi due grandi italiani deve essere ancora scritta; perché nessuno che abbia un minimo di coscienza può pensare che le loro vite sono state spezzate solo da un vile attentato mafioso. No, non è così, lo sappiamo. Ma quello che vorremmo sapere è da chi sono stati abbandonati, chi li ha sacrificati sull’altare del disprezzo e dell’egoismo, chi si è macchiato di sangue le mani e la coscienza. Chi è Stato? Lo vogliamo sapere e non vogliamo aspettare altri vent’anni. Voi cancellate pure le vostre intercettazioni scomode, le verità che prorompono forti e impetuose. Noi continueremo a lottare per la verità, perché se abbiamo un po’ di dignità, è questo che dobbiamo fare, nel ricordo di due eroi della semplicità, di due esecutori della legalità, di due splendide persone. Di due esempi da seguire.

Dario Palumbo