elio e le storie tese - Sanremo 2013Fabio Fazio e i suoi autori volevano elevare la qualità del Festival, dimostrando che “popolare” non è una parolaccia. Non ci stanno riuscendo negli sketch (il duetto Bruni-Littizzetto è stato raggelante), ma il livello musicale è buono. Ancor più considerando le edizioni precedenti. Ecco una breve analisi delle 14 canzoni finaliste nella categoria Campioni(va be’).

ALMAMEGRETTA – Mamma non lo sa 5,5
Gli Almamegretta sortiscono spesso un effetto curioso: arrivi a fine canzone e non hai capito se ti è piaciuta. Questa non fa eccezione. Testo quasi incomprensibile, spizzichi di dub, accenni di reggae. Né carne né pesce. Il cantante Raiz, riunitosi alla band e convertitosi all’ebraismo, ieri non si è esibito. Era Shabbat, giorno sacro agli Ebrei.

ANNALISA – Scintille 5,5
Al netto delle diffidenze snob per chi è uscito dai talent show, ancor più se officiati da Maria De Filippi, le doti ci sono. Ma acerbe e annacquate. Oltretutto l’altro brano (Non so ballare) era superiore. Esercizio di stile pop, con striature swing. Umpf.

CHIARA – Il futuro che sarà 6+
Trionfatrice dell’ultimo X Factor, data alla vigilia per favorita. Sin troppo lodata (“nuova Mina” eccetera). É brava, ma le due canzoni non sono irresistibili. Né quella eliminata (degli Zampaglione), né questa (di Bianconi dei Baustelle). Un tango pop un po’ furbo e un po’ catacombale (Bianconi docet). Caruccia e poco più.

SIMONE CRISTICCHI – La prima volta (che sono morto) 6,5
Stecca la prima interpretazione (a cui teneva di più), non la seconda. Un Endrigo malinconicamente scapigliato. Il brano ricorda “Le cose in comune” di Silvestri, ma testo e interpretazione denotano un talento lunare. Da preservare.

ELIO E LE STORIE TESE – La canzone mononota 8,5 Oltremodo superiori agli avversari. Il loro brano – già un tormentone – mixa cazzeggio, virtuosismi estremi e lucida follia alla Frank Zappa. Dannati forever aveva un testo più forte, ma La canzone mononota è una Pippero 2.0 che rimarrà. 

MAX GAZZÈ – Sotto casa 7– Gazzè ha sempre vissuto – e creato – in un mondo tutto suo, prerogativa prima dell’artista vero. I tuoi maledettissimi impegni è notevole, Sotto casa più orecchiabile (e in odor di Battiato). Ha sempre la faccia di uno che non si diverte mai, ma l’importante è che a emozionarsi siano gli altri. E spesso capita.

RAPHAEL GUALAZZI – Sai (ci basta un sogno) 6,5
Perennemente fuori contesto e insondabile, ma bravo. Jazz, crooner, pop d’autore. Gigante buono. Un Paolo Conte meno rivoluzionario. Piacevole, quantomeno.

MALIKA AYANE – E se poi 6
La caratteristica di Malika è che ogni sua canzone (piacevole) somiglia sia alla precedente che alla successiva. Se poi il brano lo firma Sangiorgi, che tende di per sé a reiterarsi, l’effetto dejà vu fatalmente si amplifica.

MARTA SUI TUBI – Vorrei 7
Sonic Youth, Motorpsycho, Jeff Buckley: hanno riferimenti ambiziosi e a volte se lo possono permettere. Con Sanremo non c’entrano quasi nulla. Dotati e fatalmente di nicchia, come confermano gli undici anni di carriera e (tra le molte cose) la cover di “Pigro” nel recente tributo a Ivan Graziani. Tra i migliori.

MARCO MENGONI – L’essenziale 6
The King Of Birignao, ascoltando Asaf Avidan, avrà pensato che un giorno vorrebbe cantare come lui. Per ora è un sogno. E lui che canta l’essenziale è un ossimoro. Se non altro, però, si intuisce il desiderio di più contenuto e meno gorgheggi. In bocca al lupo.

MARIA NAZIONALE – È colpa mia 4+
Scelta verosimilmente da Mauro Pagani per far sembrare gli altri ancora più bravi, è la restauratrice del gruppo. Un po’ Nino D’Angelo e un po’ Gigi D’Alessio, sarebbe sembrata sin troppo tradizionale pure nel ’52. Yeowwwn.

MODÀ – Se si potesse non morire 5+
Francesco Silvestre canta (o vorrebbe cantare) come Alberto Fortis. Sgrana gli occhi come Facchinetti Senior. Indossa giacche da poco depenalizzate (forse). E inciampa in canzonette insipide. La strofa “Se i baci si potessero mangiare ci sarebbe (…) meno fame” offusca persino il “far l’amore in tutti i laghi” di Scanu.

MOLINARI & CINCOTTI – La felicità 6– Classica canzone elegante e d’atmosfera, che poi però l’atmosfera non la crea (non fino in fondo). Il confine tra vintage e anacronismo stantio è labile. Bravini, ma emozionalmente un po’ frigidi.

DANIELE SILVESTRI – A bocca chiusa 7+ Uno dei pochi, da sempre, ad esaltarsi a Sanremo. Strano, per un cantautore vero – e sostanzialmente classico. Narrazione degregoriana,  testo ispirato. Solita attenzione a scenografia e dettagli. Se non ci fosse Elio, avrebbe già vinto il Premio della Critica.

Il Fatto Quotidiano, 16 Febbraio 2013