“Questa è disobbedienza civile digitale” così Simon Klose, regista di TPB AFK (The Pirate Bay: Away from keyboard), il documentario – che sarà proiettato alla Berlinale – sulla lotta legale che ha contrapposto governo e lobby distributive statunitensi contro The Pirate Bay (il più grande aggregatore di torrent, cioè pirateria, di Internet) descrive le azioni dei tre protagonisti del suo film.

Friedrik, Peter e Gottfrid sono tre ragazzi che ad inizio anni 2000 hanno dato vita ad uno dei ricettacoli di pirateria più usati del pianeta. In realtà i tre svedesi sono di fatto attivisti che hanno lottato per almeno un decennio per la libertà di parola in equilibrio sul confine tra legalità e illegalità. Alla fine però creare un sistema nel quale chiunque può condividere dati con qualunque altra persona, liberamente e in armonia con le leggi del proprio paese (la Svezia), ha condannato i tre che per il loro successo sono diventati il capro espiatorio di tutta la pirateria: “Quando venne fuori che la MPAA (società che cura gli interessi dei produttori e distributori cinematografici di Hollywood ndr) attraverso la Casa Bianca facevano pressioni sul governo svedese perché agisse contro il sito, molti nel nostro paese sono insorti” racconta il regista. Era il 2008, iniziava un processo che si sarebbe presto rivelato falsato da corruzione e parzialità di vario tipo, e in Svezia nasceva per tutta risposta un partito pirata che ora vanta due seggi al parlamento europeo. In quel momento Simon Klose decide di iniziare a girare il suo documentario che racconta tutto questo e di più.

Racconta come questi tre ragazzi abbiano agito non solo per difendere se stessi, ma anche per dimostrare l’assurdità del sistema del copyright come è concepito oggi (a favore di pochi studios e contro la circolazione di cultura), racconta il sovvertimento culturale operato da chi ha a cuore che il sistema rimanga com’è ora e che li dipinge come criminali, quando di fatto non hanno infranto nessuna legge svedese, ma una statunitense che in teoria non dovrebbe essere valida sul loro suolo. Non a caso i creatori di ThePirateBay hanno dato vita nel tempo anche a un service provider, sempre in Svezia, totalmente libero e dove non ci può essere controllo (poiché tutto è criptato e non c’è modo nemmeno per i gestori di sapere cosa passi per i loro server) che ha ospitato Wikileaks al culmine della sua evoluzione.

Eppure Simon Klose con il suo film, pur senza nascondere la propria opinione, non vuole gettare nuove luci su nulla, tutto quel che racconta è noto, solo che in TPB AFK si ha una visione completa della situazione dall’ottica dei protagonisti: “Non è un pezzo di giornalismo sui conflitti del copyright”, spiega, “ma più un film che osserva una situazione attraverso i suoi personaggi, tre ragazzi la cui homepage realizzata per hobby diventa l’embrione di un movimento politico globale”. Il risultato che oggi realtà come Wikileaks e molte altre continuano la loro battaglia (ma anche lo stesso ThePirateBay, attivo dai server del Partito Pirata che nessuno può spegnere pena l’accusa di censura politica). TPB AFK, coerentemente con il suo contenuto è distibuito liberamente. Si può vedere gratuitamente su YouTube, scaricare via torrent e dal sito se ne possono acquistare per 10$ i file (così da remixarlo e farne nuove opere) o per 23$ il DVD. 

 

A cura di Gabriele Niola

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