Ahimè non ho ricordi né di Paolo Borsellino né di Giovanni Falcone. Ero un bambino all’epoca e, come tale, ponevo importanza esclusivamente alle mie attenzioni d’infante, quali il gioco, la spensieratezza e la totale devozione verso il proprio genitore. Tanto meno avrei potuto dare importanza ad una via come via d’Amelio o all’A29. L’unica via a cui davo importanza allora era la via di casa.

Ricordo bene, invece, il 1 maggio ’94. In macchina di ritorno da Bracciano la radio annuncia la morte di Senna. I miei genitori esclamarono: “E’ morto Senna!” ed io, devoto al loro carisma che imponeva in me, ripetei “E’ morto Senna!”. Non sapevo chi fosse e di certo non capii l’importanza storica e sportiva che avesse quel momento. Eppure, la mia devozione verso i miei genitori mi spinse a sottolineare le loro parole come fossero mie.

Ecco, ciò che ho appreso in futuro da racconti e non solo, è proprio tale devozione di Falcone e Borsellino verso il loro lavoro, verso il loro impegno, come un bambino verso i propri genitori. Come quella di Borsellino ad andare tutte le domeniche dalla madre, proprio lì, in via d’Amelio, la sua via di casa. Devozione a quel rito domenicale, forse per sentirsi ancora un po’ bambino, un po’ spensierato, un po’ italiano, un po’ mammone, un po’ libero; dove le responsabilità rimangono fuori da quel portone. O, per lo meno, a me piace pensarla così.

Devozione ai principi. Devozione ai valori. Devozione al socialmente utile. Devozione alla Sicilia. Devozione alle future generazioni. Devozione ai bambini di allora. Devozione anche a me allora. Devozione a loro stessi. Devozione che segna la loro vita, dei loro familiari, dei loro affetti, della loro e della mia società di bambino. O forse no. Forse il fatto che ne parli oggi segna anche la mia società attuale. Forse hanno ragione quelli che dicono che non bisogna dimenticare. O forse, beata l’ignoranza! Pensano altri. O forse che è stato tutto inutile, pensano altri ancora. Forse, che ve frega! Orecchie da mercante! L’italiano è codardo e arruffone, egoista e arrogante, simpatico e paraculo, capace e incapace; dipende come gli gira. Allora perché rischiare così tanto e per chi?

Magari, i miei genitori reagirono sbalorditi anche con la strage di Capaci o di via d’Amelio, ma io probabilmente ero troppo impegnato a giocare con le macchinine o a pallone o, semplicemente, la radio era spenta. Vorrei ricordarmi di quei giorni e dire di aver vissuto quegli attimi, di essere stato presente a quell’edizione del tg, così come sono stato presente alla morte di Senna. L’ennesimo evento storico da dover catalogare come evento antecedente alla mia nascita, come fosse un filmato Luce. Peccato, quel giorno me lo sarei sentito anche un po’ mio.

“Corete! Scappate! Arriva lo squadrone…” canta un coro. Chissà! Magari se aveste corso anche voi, come Senna, mi ricorderei di voi.

Un pensiero allora: devozione. La vostra, non la mia.

Mario Ticci