“Rifarei tutto quello che ho fatto, perché ero in buona fede”. Adriana Poli Bortone, capolista al Senato in Puglia per il suo movimento Grande Sud, usa pochi giri di parola. Potrebbe costarle cara, però, la consulenza d’oro di cui si è avvalsa quando era sindaco di Lecce. La Corte dei Conti di Bari l’ha condannata “in via sussidiaria” per danno erariale. Dovrà restituire 99mila euro alle casse di Palazzo Carafa, se Massimo Buonerba, esperto giuridico da lei nominato, non dovesse pagare l’intera somma a lui richiesta, quasi mezzo milione di euro. E’il totale degli stipendi incassati tra il 2002 e il 2007, anni durante i quali la convenzione con il docente universitario “sarebbe stata non solo inutile, ma anche dannosa per il comune di Lecce, in ragione delle gravi vicende oggetto di procedimenti sia penali che di responsabilità, foriere di ingentissimi danni economici per il Comune”.

Il riferimento è allo scandalo mazzette e politica, con sullo sfondo la massoneria. E’ la bufera che allo stesso Buonerba è costata mesi di carcere con l’accusa di corruzione, perché ritenuto a capo del “complesso sistema di intrecci affaristici” che avrebbe pilotato gli appalti pubblici in città. E i giudici contabili richiamano proprio l’affaire filobus, il progetto per la filovia cittadina macchiato da un presunto giro di tangenti e soldi dirottati in conti svizzeri. Un’operazione da 23milioni di euro e da cui, secondo la Corte dei Conti, il consulente “ha lucrato profitti indebiti con corrispondente danno per l’ente”. Ma non sfugge neppure la vicenda di via Brenta, il contratto di leasing probabilmente gonfiato per la costruzione dei palazzi sede del tribunale civile leccese. In questo procedimento, Buonerba avrebbe abusato “della sua qualità di consigliere giuridico del sindaco”, per diventare “propulsore, coordinatore, referente e garante della realizzazione della fraudolenta operazione”.

Per la senatrice, ex colonnello di An, già europarlamentare e Ministro dell’Agricoltura ai tempi del primo governo Berlusconi, l’accusa è di “omesso controllo”. Non avrebbe vigilato sull’attività del suo “collaboratore esterno ad alto contenuto di professionalità”, ruolo per cui l’ex docente universitario avrebbe dovuto svolgere funzioni ispettive sull’intera attività amministrativa del Comune. La Poli, dunque, “a fronte di operazioni così importanti e onerose, caratterizzate da anomalie evidenti”, è ritenuta colpevole di aver dato “una sostanziale delega in bianco” al suo guarda spalle, pagato profumatamente con parcelle da capogiro. Nella prima convenzione quadriennale, il suo onorario era fissato in 110milioni di lire l’anno. Il presunto danno, però, per questo periodo che va dal 1998 al 2002, si è già prescritto. Per il quinquennio successivo, invece, fino al 2007, il compenso ammontava a 72.303 euro annui. E’ in questo contesto che, secondo Eugenio Francesco Schlitzer, presidente della Sezione giurisdizionale regionale della Corte dei Conti, viene a galla “un quadro complessivo di elementi gravi, precisi e concordanti, che denota da parte di Buonerba uno svolgimento della sua consulenza in modo profondamente contrastante con i doveri di servizio”. Anzi, a dire del collegio giudicante, composto anche da Antonigiulio Martina e dal relatore Daniela Morgante, il consulente “ha utilizzato le sue prerogative in maniera distorta e illecita, piegate ai fini personali in contrasto con gli interessi pubblici”.

“Non mi aspettavo questa decisione ora. Ho già parlato con il mio avvocato e proporrò appello”, dice serenamente la senatrice, che però il dardo politico lo scaglia, come aveva già fatto un anno fa, quando ricevette l’invito a dedurre nel pieno della campagna elettorale per le elezioni amministrative. “Non voglio malignare, ma anche stavolta la coincidenza temporale con le politiche lascia perplessi, anche perché arriva in concomitanza con la condanna di Raffaele Fitto e con la tempesta di Roberto Formigoni. Sarà un caso?”.