In quel caldo pomeriggio di maggio – da noi in Puglia comincia a respirarsi aria d’estate – una ragazzina di appena dieci anni completava i suoi compiti nella cucina di casa. Come ogni giorno studiava e parlava con sua madre intenta a terminare le varie faccende domestiche.

Quella consueta quiete fu interrotta dalla sigla del Tg della Rai, che annunciava una notizia straordinaria: “oggi 23 maggio, alle ore 17.56, un attentato ha fatto esplodere l’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, precisamente allo svincolo per Capaci!” Chi erano le vittime? Quali mali avevano commesso? Perché uccidere in quel modo atroce… in una calda giornata di maggio poi? dove il sole è così cocente, l’aria così profumata, che sembra che nulla possa turbare la serenità di ogni Uomo.

Nella mente di quella ragazzina si rincorrevano e accavallavano domande, voci, pensieri, che non riusciva a controllare. Tutto le apparve ancora più complicato quando il giornalista mormorò, quasi timidamente, i nomi di Giovanni,  Francesca, Vito e Rocco…. ma chi erano? chi era questo Giovanni? Giovanni Falcone.., il Giudice Falcone.

La ragazzina di dieci anni non riusciva a comprendere a fondo la gravità dell’accaduto, ma percepiva che qualcosa sarebbe cambiato, che l’Italia non sarebbe stata più la stessa… e che, da quel momento, si sarebbe fatta chiara la sua strada futura.

Nei giorni che seguirono, sottopose a molteplici, infinite domande i suoi genitori; voleva capire, sentiva che doveva capire! Non fu facile spiegarle che in Italia, la Patria della Bellezza, esiste una grande pianta velenosa, chiamata mafia, che vuole controllare tutti e tutto, e che punisce ogni singolo suo nemico con l’annientamento morale e fisico.

E poi, maggio è il tempo delle fragole, delle rose, dei colori più vari. E soprattutto è il tempo che preannuncia la chiusura delle scuole. Perché tanto buio?

Il mare, le vacanze, le risate tra amici, i giochi per strada.

Proprio come quella afosa domenica di luglio, il 19 luglio!

Tornata dal mare, la ragazzina accese la tele e, ancora una volta, ad incuriosirla fu l’edizione straordinaria del Tg. Un’autobomba esplosa in via Mariano D’Amelio sventrava i palazzi e i cuori degli italiani onesti; moriva il Giudice Borsellino con i cinque agenti della scorta. Erano trascorsi appena cinquantasette giorni, e le stesse emozioni, le stesse sensazioni travolgevano il suo cuore! Tutte le risposte che le erano state date precedentemente non erano più sufficienti!!!

Voleva comprendere pienamente il perché di tanta cattiveria, e sapeva che per riuscirci doveva leggere e studiare tanto. Sono trascorsi molti anni, è quella ragazzina, cresciuta a suon di letture – mentre tutti le dicevano che un adolescente non doveva interessarsi a certi argomenti -, ha imparato a conoscere la mafia e la vita di quei grandi uomini… a capire che per amore dello Stato, il suo Stato, qualcuno aveva sacrificato la propria vita.

Quella strana ragazzina ha conseguito la maturità scientifica, si è laureata presso la Facoltà di Giurisprudenza……….,e ora continua a studiare perché il suo più grande sogno è quello di diventare un magistrato!

Vive ripetendosi ogni giorno che il sogno più grande è avere la capacità di sognare ancora!

Quella ragazzina sono Io……………è questo è solo l’inizio!

Ho scelto di studiare legge con la consapevolezza di diventare un magistrato. Ricordo come fosse ieri il primo giorno di lezione, le ansie per ogni singolo esame, le cioccolate calde acquistate alla solita macchinetta, e le tante chiacchierate con gli amici.

Unico neo in questo lungo percorso??? Non aver condiviso da subito le mie idee, i miei pensieri, i miei sogni con tutti i colleghi. Preferivo che quelle letture, quelle conoscenze, quelle emozioni fossero solo mie, del mio mondo! Fino a quando qualcosa cambiò…

Anche quel giorno, come ogni mattina, – era l’inverno del 2006 – arrivai in facoltà puntuale come sempre; il pullman partito da Canosa alle 8.15 arrivò a Foggia alle 9.15! Raggiunsi la mia famosa amica-macchinetta e, mentre rigiravo il cucchiaino in quella bevanda color cacao, intravidi uno di quei classici avvisi universitari affissi sulle pareti bianche. A catturare la mia attenzione fu la foto sorridente di Paolo e Giovanni e quella frase impressa sotto di loro: “perché quel sorriso viva per sempre…”

Percepii che altri colleghi condividevano le stesse idee, le mie stesse passioni e senza esitazione, mi precipitai nell’auletta indicata da quella locandina.

Stranamente – nel percorrere quel lungo corridoio – non ebbi alcun ben minimo ripensamento. Sapevo che era giunto il momento di condividere i miei progetti, le mie aspirazioni. Il cuore mi pulsava forte forte, – sono una persona timida, e per me non è sempre facile il confronto con gli altri – mentre mi avvicinavo alla porta semiaperta; timorosamente bussai e subito un ragazzo alto, dall’accento diverso dal mio mi disse: “Si, prego!” Entrai, mi presentai e gli spiegai che avevo letto la locandina affissa nei corridoi, e che mi sarebbe piaciuto collaborare con loro. Cominciai a parlare, veloce come un treno, a raccontargli chi ero e cosa avevo già realizzato in parrocchia con i miei giovani…

Ad un tratto Antonio, questo era il suo nome, con il sorriso sulle labbra mi disse: “Fermati un attimo, chiamo Pietro, voglio che ti conosca”.

Dopo alcuni istanti entrò in auletta Pietro, un ragazzo gentile e sorridente, con quell’odiata sigaretta tra le mani, che imbrattava i miei abiti di fumo. Ci conoscemmo e, sin da subito, cominciammo a parlare delle diverse iniziative che avremmo potuto promuovere. Più parlavo con lui e più mi sembrava di conoscerlo da sempre… Da quel giorno, è nata un’amicizia sincera e pulita, che nulla chiede, nulla pretende.

Abbiamo costituito il Comitato Falcone-Borsellino, oggi Generazione ’92, e insieme abbiamo diffuso la nostra piccola esperienza in diverse parrocchie, tra cui la mia, Santa Teresa; abbiamo organizzato convegni in facoltà, avvalendoci di docenti preparatissimi. Abbiamo avuto l’onore e il piacere di conoscere Rita Borsellino e il Dott. Genchi, a cui va un abbraccio affettuoso. Personalmente, partecipando ad un convegno a Bari, ho anche incontrato Salvatore Borsellino e il Dott. Ingroia.

Vi è di più. Quando si dice, toccare il cielo con un dito. Dopo aver conseguito la laurea triennale e quella specialistica decisi che avrei trascorso le mie vacanze in Sicilia. Qui ho respirato l’aria di Palermo, quell’aria che Paolo e Giovanni tante volte hanno sentito sulla loro pelle, ho ammirato quel mare blu favoloso, ho camminato sull’asfalto della Capaci, ho raccolto le foglie cadute in Via Notarbartolo e in Via d’Amelio, ho osservato con gli occhi di quella ragazzina i colori e le meraviglie di quella strepitosa città: Palermo.

Ho anche pianto, perché sentivo dentro di me quella strana sensazione di malinconia, di chi sa di conoscere qualcuno che non potrà mai vedere e sentire. Un’esperienza straordinaria. Camminare per ore ed ore sotto il sole infuocato della Sicilia……….visitare monumenti e luoghi fiabeschi, assaporare piatti e odorare profumi.

Tutto era già nella mia mente, sembrava di essere li da sempre. Era così chiaro che le tante pagine lette sin da ragazzina………erano parte di me.

Sono parte di me, e ogni volta che ritorno li, che salgo su quel traghetto in partenza da Villa San Giovanni, rivivo le stesse emozioni, le stesse sensazioni.

Questa è una pagina della vita di quella ragazzina e dei suoi ricordi, forse un po’ diversa dai suoi coetanei, che a soli dieci anni leggeva Cose di Cosa Nostra, Paolo Borsellino, Il giudice Ragazzino etc etc…;

è la storia di quella ragazzina, ormai diventata una donna, che continua a credere nello Stato, in quello Stato;

E’  la storia di Ilaria, questo è il mio nome, che sulla scia di quei RICORDI, non smetterà di emozionarsi pronunciando il nome di Paolo, di Giovanni, di Francesca e di tutti gli uomini di buona volontà che hanno dato la vita per i loro Sogni!

Ilaria Princigalli