Nessuno si raccapezza: che il Papa desse le dimissioni non era semplicemente previsto, o prevedibile. Le interpretazioni partono allora in tutte le direzioni: dalle “teorie del complotto” del chissà cosa c’è dietro, a quelle più caritatevoli e poetiche di una modernità che irrompe nella scena della Chiesa cattolica (Ezio Mauro), dove un uomo-Amleto si trova solo davanti al dilemma dell’essere o non essere e preferisce ritirarsi.

Ma azzardiamo un’analisi più teorica, partendo proprio dall’imprevedibilità dell’evento. Esiste ormai un nome per i fatti che non sono prevedibili: si dicono cigni neri (dal titolo del best seller del matematico finanziere Nassim Taleb Black Swan, tr. it Il cigno nero, Il Saggiatore, 2010) quegli eventi di impatto altissimo e impossibili da prevedere, come il 9/11 o la crisi del 2008 o, appunto, le dimissioni del Papa.

Per quanto molti diranno che se l’aspettavano, le dimissioni del Papa sono, agli occhi di quasi un miliardo di fedeli, chiaramente un Black Swan, un cigno nero: un evento imprevedibile perché non contemplato nella curva di probabilità degli eventi possibili: non è visibile perché è strutturalmente differente. 

La cosa interessante dei cigni neri, è che, se non possono essere previsti, sono però segnali estremamente informativi su quel che sta succedendo in una certa istituzione sociale. Quel che un cigno nero segnala è che l’istituzione stava funzionando su norme e regole che non corrispondevano più alla realtà sottostante, creando un divario, una “bolla” sempre più grande, tra ciò che quelle norme e regole dovevano far funzionare e ciò che accadeva davvero.

Il cigno nero non è prevedibile, ma laddove avviene vuol dire che sta per compiersi un cambiamento sostanziale di norme: la Chiesa non può tenere il passo all’interno del suo attuale sistema normativo con i cambiamenti del rapporto con la sessualità, della definizione di famiglia (proprio qualche giorno fa l’assemblea francese ha approvato il progetto di legge sul matrimonio gay), con l’evoluzione della scienza e con la trasparenza economico/politica richiesta a una struttura di governance moderna: la Chiesa ha navigato in un mondo democratico pur essendo un’istituzione essenzialmente gerarchica e monarchica; ha sopravvissuto all’avvento delle società tecno-scientifiche, svuotando le chiese dei paesi del Nord del mondo e riempiendo quelle del Terzo Mondo o dovunque l’ignoranza resti il cemento del consenso. Ma per navigare in un mondo che non le corrispondeva più, ha “tirato la corda” fino al punto di rottura, adattando e riadattando norme e regole a un mondo che non era più leggibile in quel modo.

Così l’altro grande cigno nero di questi ultimi anni, la crisi della borsa, è il frutto di un sistema di norme e di regole del mercato finanziario che non corrispondevano più a nulla, come se tutti continuassero a parlare lo stesso linguaggio facendo finta di capirsi ma in fondo sapendo che non si stavano più riferendo a niente.

La lezione filosofica che possiamo trarre allora dalle dimissioni del Papa è la seguente: sì, un evento del genere è un cigno nero, dunque non si poteva prevedere. Ma se dobbiamo cercare i prossimi cigni neri, bisogna vegliare su quelle istituzioni in cui le norme sono alla deriva, ossia, quelle istituzioni in cui si fa un gioco accettato da tutti ma che non ha più alcun senso. Sembra che il prossimo cigno nero sarà il grande crash di Facebook e dei dati personali online: fate una breve disanima delle norme e delle regole che governano oggi le reti sociali e capirete perché…