Aspetto un bambino e nascerà a fine marzo. Sono un po’ affaticata ma ho cervello e nervi a posto. Sto programmando come giostrarmi con gli impegni nei giorni successivi al parto ma, ho fatto tante cose nella vita, riuscirò anche in questa che è la più naturale del mondo. Lavorerò fino all’ultimo e tornerò in sella una settimana dopo.

Probabilmente erano questi i pensieri di Roberta Agnoletto, assessore Cinque Stelle al comune di Mira, in provincia di Venezia, prima che le venisse comunicato che i suoi colleghi di Giunta avevano deciso di sostituirla perché incinta.

Lei è un avvocato, una libera professionista che sa cosa significa affrontare una maternità senza avere le spalle coperte dai diritti di cui godono altre lavoratrici. A lei non spettano stipendi garantiti al 100% o all’80%, né assenze pagate per malattia del bambino…E potrei continuare perché questa nostra Italia è davvero fatta male, e i diritti di alcuni non sono i diritti di altri.

Roberta era, quindi, preparata a non far durare a lungo la sua assenza dal lavoro e dal Comune. E anche per questo quel che succede oggi a Mira, nel mio Veneto, è gravissimo. Perché racconta i limiti di una classe dirigente che non ha ancora sviluppato idee precise sui diritti fondamentali. Ancora una volta esprime uno sguardo maschile nella gestione della cosa pubblica, direi anche misogino. E mi tornano alla mente le offese con cui a Bologna è stata apostrofata la consigliera comunale che aveva “osato” essere ospite di una trasmissione. Offese sessiste, che non si potrebbero usare per un uomo.

Oggi un altro fatto orrendo.

Una valida assessora messa alla porta perchè presto sarà madre! Come se mettere al mondo un figlio causasse un’invalidità permanente, come se qualche settimana di assenza per la gioia di mettere al mondo un bambino facesse precipitare il Comune in un qualche baratro senza ritorno.

Provo una rabbia sorda ripensando alle grida di sdegno sui più diversi argomenti uscite dal megafono di Grillo dalle nostre pizze di Padova e Mestre, lui e il suo movimento di riformatori, illuminati, “vaffacultori”…

Un Grillo “parlante” che nei suoi discorsi alle piazze non dimentica mai di parlare delle donne e alle donne, se non poi sconfessare quelle che sono evidentemente parole con i fatti.

Fatti e non parole cari grillini!

Ora mi aspetto che come fa sempre il “suo” maestro in populismo – Berlusconi – anche lui smentisca, spieghi e faccia ricadere tutta la colpa del misfatto sulla donna in questione. Che sarà messa al bando, come l’altra, la bolognese apostrofata in tutti i modi dai suoi per “partecipazione” ad un talk show!

L’arretratezza culturale e sessista di certe scelte politiche mi spinge a essere sempre più convinta sulla necessità che le donne impegnate in politica siano sempre più attive in merito alle politiche di genere. Sono convinta che anche molti politici maschi ci pensano e ci lavorano su ma nessuno come una donna può sapere quanto sia importante, per esempio, la tutela della maternità.

Domani si celebrerà in moltissime piazze d’Italia una manifestazione internazionale contro la violenza che colpisce circa un miliardo di donne al mondo. Tantissime donne danzeranno insieme per risvegliare le coscienze su questo argomento cuore anche della convenzione ”No more” fondata da moltissime associazioni tra cui Unione donne in Italia, Di.Re e Casa internazionale delle donne.

Io credo che anche quel che è successo alla Assessora di Mira sia ascrivibile ad un atto di violenza contro le donne. Vogliamo chiamarla violenza psicologica? Non è violenza psicologica sociale diffusa quella che priva le giovani precarie o libere professioniste dalla libertà di concepire un bambino perché prive di ogni tutela?

Io credo di sì. Ebbene, domani dalle piazze chiederemo sia ratificata la convenzione di Istanbul con un atto legislativo che la declini nell’ordinamento italiano a livello esecutivo, giudiziario e amministrativo in modo efficace, perché ciò che è stato fatto con il Ddl Monti non basta.

Ma come candidata al Senato sono perfettamente consapevole che serve molto altro e dovremo lavorare a fondo per cambiarlo questo paese che, ogni tanto, rigurgita con leggerezza misoginia e maschilismo di stampo ottocentesco.

Occorre che noi donne elette ci facciamo carico per prime dei diritti che mancano e, il diritto alla maternità dev’essere uguale per tutte. In tutti i casi in tutti i ruoli!