“Non un euro di denaro pubblico è stato sperperato”. E’ la linea difensiva di sempre, quella che il governatore della Lombardia Roberto Formigoni continua a tenere. Anche dopo la notizia, giunta ieri, della chiusura delle indagini sul caso Maugeri, e dell’accusa nei suoi confronti di corruzione e associazione per delinquere. Accuse che lo vedrebbero, sostengono gli inquirenti, “promotore e organizzatore” di un sistema che dal 1997 al 2011 avrebbe favorito stabilmente la fondazione di Pavia e il San Raffaele. “Stanno mandando questo Paese a remengo”, continua Formigoni. “Rilanciare questa inchiesta, come quella sul presidente di Eni Paolo Scaroni e così l’arresto di quello di Finmeccanica, servono solo a coprire lo scandalo del Monte dei Paschi che imbarazza la sinistra”. Il solito complotto, dunque, e il sollievo “che non m’abbiano accusato di strage”, aggiunge scherzando il governatore fuori dal Duomo di Milano, dove ha seguito la messa dell’arcivescovo Angelo Scola, celebrata in onore del fondatore di Comunione e Liberazione don Luigi Giussani, alla quale ha preso parte anche il candidato della lista Monti in Lombardia Gabriele Albertini  di Franz Baraggino