Due uomini enormi sporchi di fango si tengono per la maglia e si strattonano con forza guardandosi a muso duro, sembra che nessuno dei due voglia fare un passo in dietro mollare la presa cedere alla pressione dell’altro, poi uno dei due dice: “al tre molliamo insieme 1, 2 , 3 ….”. E all’unisono la presa viene mollata con estrema onestà, si danno qualche pacca sulla spalla e si dividono tornando entrambi nelle loro metà campo riunendosi alle rispettive squadre…

Sabato 9 Febbraio 2013 Ediburgo Scozia-Italia 34-10
I due gentiluomini protagonisti della nostra storia sono il pilone della nazionale di rugby Italiana, Martin Castrogiovanni e il seconda linea scozzese Jim Hamilton. Questo piccolo evento per me meraviglioso ed ineluttabilmente legato a questo sport, e l’andamento della partita dell’Italrugby e ancor più il risultato finale mi hanno stimolato a scrivere questa  piccola riflessione sull’italico modo di relazionarsi allo sport focalizzandomi su due punti principali.
 
Il primo,  è l’isteria incontrollata con la quale si supporta e si vive lo sport a casa nostra, calcio in primis ridotto ormai ad un paziente bisognoso di massicce dosi di xanax (querelle dito medio Delio Rossi assist involontario!) ma anche i continui gesti isterici di giocatori e pubblico che vivono l’evento sportivo come una tortura inconsapevole ormai, senza tralasciare poi gli stupidi cori razzisti ormai abbonati agli stadi del calcio ma anche della pallacanestro nostrana e comunque la continua aggressività che farcisce lo sport nel campo e fuori.
Eppure nel rugby, che non voglio innalzare a vessillo di nulla ma che a me personalmente dà qualche speranza, di furia agonistica ce n’è molta quasi da far paura a vederla e sentirla (dal vivo i suoni dei contatti sono impressionanti) eppure questi uomini furibondi ossessionati dalla palla ovale costretti in mille difficilissime regole sportive, che un arbitro in campo riesce sempre a far rispettare, sono capaci di autocontrollo capaci  di gestire  la propria furia e di far vedere uno spettacolo agonistico degno di questo nome. Non scopro nulla elogiando il mondo del rugby ne sono consapevole, come sono consapevole che riesce da solo ad entrare nel cuore della gente grazie ad i suoi valori sportivi e alla qualità sportiva ed umana dei suoi atleti, basti vedere l’affetto e l’affluenza allo stadio quando c’è la nazionale, ma è per questo che allora voglio evidenziare il punto due: il carro dei vincitori .
Ho avuto in questi anni la fortuna di innamorarmi di questo sport e di conoscere alcuni dei protagonisti della nostra nazionale, dopo la vittoria in casa nostra contro la Francia molti di loro mi hanno detto di non aver mai ricevuto tanti messaggi di affetto e partecipazione in vita loro anche da persone che non sentivano da secoli, né letto tanti articoli festosi sul rugby, normale ho pensato io grande vittoria grande affetto tutto secondo copione sul carro c’è spazio….sempre…
 
Interessante è leggere ed ascoltare le reazioni dopo la sonante sconfitta contro la Scozia, questi nostri gagliardi eroi come per magia si sono trasformati in rimbambiti giocatori di rugby inadatti forse al prestigio del sei Nazioni, oppure la riscoperta della fragilità dell’intera squadra contro la Scozia fa apparire la vittoria contro la Francia come un incidente di percorso…
 
L’Italia da quest’anno  ha un nuovo allenatore, Brunel che come visto contro la Francia sta cercando di lavorare su di un nuovo approccio tattico e mentale, il catastrofismo visto contro la Scozia da par mio è solo un pigro commento alla partita, si è perso vero, si è perso anche di brutto, ma la squadra ha perso per errori singoli e di gruppo, troppi errori fatti sempre cercando di mantenere la propria “nuova” identità e quindi non ancora ancorata forse ad automatismi tecnico tattici, errori che sommati hanno creato la batosta errori causati dalla bravura della Scozia una squadra da non rilegare a comparsa ma a totale protagonista, perché gli avversari c’erano e anche molto degni di grande rispetto e portatori di una cultura rugbistica superiore alla nostra, ma ripeto personalmente ho visto solo la sconfitta degli errori e non dell’ideale del gioco né tanto meno dell’applicazione….Questo è un personale punto di vista da tifoso da appassionato da sostenitore…
 
E poi da noi si sa sul carro quando serve c’è sempre posto, peccato che dopo la Scozia di sms ne sono arrivati pochini…