In Molise, alla già folta schiera di personaggi con beghe giudiziari candidati alle imminenti regionali, si aggiunge un nuovo componente. Si tratta di Camillo Colella, candidato governatore della lista “Sport, lavoro e sociale” (inizialmente esclusa per la mancata indicazione della tipologia di documento di alcuni firmatari). Il 54enne patron dell’acqua Santa Croce – con interessi anche nel settore immobiliare e dell’estrazione dei minerali preziosi – è finito sul registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti concessi dalla Banca popolare di Milano a favore di “soggetti in rapporti con la criminalità organizzata”, che nei giorni scorsi ha portato all’arresto dell’ ex consigliere regionale lombardo Onofrio Amoruso Battista.

Per Colella – in passato rinviato a giudizio per il reato di furto di acqua ai danni del Comune di Castelpizzuto, dal quale venne poi assolto – l’accusa è di corruzione tra privati. Secondo i magistrati milanesi, che hanno disposto anche la perquisizione della sua abitazione e degli uffici amministrativi dello stabilimento dell’acqua, l’aspirante presidente della Regione Molise avrebbe corrotto l’allora numero uno della Bpm, Massimo Ponzellini, “con la dazione di 700mila euro”. L’ingente somma, pagata in due tranche (una da 500 e la seconda da 200mila euro), “attraverso la Farmer Immobiliare sas di Colella &C il 26 ottobre 2010”, era verosimilmente una mazzetta per l’ottenimento di un investimento su un fondo immobiliare denominato Goethe. Al quale, come rivelò due anni fa lo stesso Colella in un’intervista al settimanale Il Mondo, nel luglio 2010 venne apportato un valore certificato di 283 milioni di euro.

La Bpm, e più precisamente lo staff del direttore generale Enzo Chiesa, realizzò l’investimento nel fondo Goethe “nello stesso periodo”. Ma per la Procura di Milano “vi sono ragioni di pensare che l’investimento in quel fondo fosse contrario agli interessi della Bpm, posto che si trattava di un fondo chiuso in perdita. Finalizzato, come lo stesso Colella ha dichiarato alla Guardia di Finanza, al pagamento delle sue esposizioni verso Unipol”. L’investimento eseguito dalla Bpm valeva infatti il 30 per cento in meno del valore nominale. C’è di più. L’ulteriore riscontro dello stretto legame tra Colella e Ponzellini, secondo gli inquirenti, è dato anche dal fatto che il “re delle acque minerali” risulta dal 2008 beneficiario di una società lussemburghese che possiede una imbarcazione di grande valore di proprietà proprio dell’ex presidente della Bpm.

Si tratta solo di “un clamoroso equivoco”, secondo il legale di Colella, l’avvocato Alessandro Diddi. “Il gruppo di Colella – prosegue – non ha ricevuto alcun finanziamento dalla Banca Popolare di Milano e tanto basterebbe per destituire di fondamento l’accusa”. E sempre tramite il suo legale, Colella fa sapere di essere “tranquillo e sereno”. Ma di certo il suo coinvolgimento nell’inchiesta milanese non potrà portare alcun beneficio alla sua campagna elettorale.