Una scelta controcorrente, come del resto ha sempre fatto in tutta la sua carriera, Massimo Bubola la compie anche la settimana di Sanremo. Il concerto che il cantautore veneto terrà al teatro Antoniano di Bologna, giovedì 14 febbraio (ore 21), sembra essere una risposta tutta personale all’esaltazione della canzonetta che in contemporanea suona sul palco dell’Ariston: “La gente non ha bisogno di canzoncine d’amore e di cantanti che si danno il rossetto e dopo un po’ gli si squaglia il rimmel dagli occhi. Le persone hanno bisogno di riflessioni concrete e poesie popolari”.

Bubola è così: prendere o lasciare. E il suo nuovo disco, In alto i cuori (Eccher Music), è un esempio lampante di indipendenza produttiva e di cantautorato poeticamente incasellabile nelle etichette dell’industria discografica italiana: “Sonorità vigorosamente folk rock e poco italiane”, ha scritto Andrea Scanzi, “per ballate ora elettro-acustiche e ora tex-mex” per undici istantsongs dalla forte tensione morale e civile nei testi.  

“Curo la copertina del cd e la promozione, scrivo parole e musica delle canzoni, insomma sono un artigiano tra i primi indipendenti in Italia”, spiega Bubola al Fatto Quotidiano.it, “le major discografiche vogliono prodotti sciatti, io invece offro un disco concepito con un ordine dal primo all’ultimo brano, a prezzi medi. Credo sia una risposta onesta per un paese impoverito culturalmente e non solo”.

Si inizia con Hanno sparato a un angelo (“mi sono ispirato a un episodio accaduto a Roma un anno fa quando due rapinatori uccisero sotto il portone di casa Zhou Zeng e Joy, la figlioletta di nove mesi che aveva in braccio”) poi si passa a ballad come Al capolinea dei sogni, Un paese finto, Cantare e portare la croce: “Per questo brano ho pensato ai giovani di oggi che si nutrono di poco. Subiscono continuamente le pressioni del marketing, un qualcosa che la mia generazione giovane negli anni settanta nemmeno s’immaginava. Ora seguono modelli stereotipati. Sembra una banalità, ma una cosa come i tatuaggi una volta aveva un significato sociale e politico, era un simbolo preciso per marinai e carcerati, ora chiunque si tatua, perfino le commesse al supermercato”.

Poi c’è Analogico Digitale, un brano scritto con Beppe Grillo sette anni fa, prima che il comico genovese diventasse tra i blogger più letti al mondo. E nel pezzo, per un paradosso davvero bizzarro, c’è proprio la netta distinzione tra la materialità, il peso e il valore degli oggetti che servono per comunicare concetti, differenziati dalle azioni e dai gesti più evanescenti dello spazio digitale: “Gli scrissi 5, 6 pezzi blues per il suo spettacolo. Questo l’avevo conservato. Sì, è curioso che abbia un testo con quel significato, ma dovete chiederlo a Beppe perché lo scrisse così. Io ogni tanto lo sento, fa parte del gruppo di amici di Genova, come Fabrizio De André”.

Con Faber e per Faber, Bubola ha scritto decine di canzoni, e con lui ha suonato dal vivo decine di volte: “Come per Grillo anche con Fabrizio non condivido e non ho condiviso tutto quello che pensava. De Andrè veniva da una famiglia altoborghese, era ricco e di spirito anarchico. Io provengo da una famiglia contadina, povera e cattolica…”

Tra i successi scritti da Bubola per De André, e che giovedì 14 si ascolteranno assieme alle hit di In alto i cuori, basta elencare Volta la Carta, Fiume Sand Creek, Don Raffaè e Andrea: “Speriamo passi veloce questo febbrile febbraio e il matto marzo”, scherza il cantautore veneto, “la vita oggi è deludente ed io ho bisogno di una continua tensione morale per scrivere e cantare”.

Per informazioni sul concerto:  www.antoniano.it, info@faustinisrl.com, 348 2268816