Berlusconi è in ansia: la successione vaticana può “oscurarlo”. E compromettere in modo definitivo il recupero del voto dei cattolici a favore di Monti. Da ieri, insomma, il Cavaliere ha convocato il suo gabinetto di guerra elettorale per cercare il modo di virare a suo vantaggio anche la notizia del secolo: le dimissioni del Papa. Con il fulmine che ha colpito ieri la Chiesa (e non solo in senso metaforico), Berlusconi ha dovuto rivedere totalmente la sua strategia. Dopo che la Curia gli aveva voltato le spalle dando plateale appoggio a Monti, il Cavaliere aveva deciso di tenere un atteggiamento di totale chiusura verso Oltretevere: non solo aveva fatto disertare ad Alfano il concerto per i festeggiamenti della firma dei Patti Lateranensi, che si è svolto la settimana scorsa in Vaticano, ma aveva deciso di non mandare il segretario neppure al ricevimento dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, presente anche Napolitano, Monti in veste di premier (ma non solo) e tutto il gotha della politica italiana. Ieri, a tarda notte, il cambio radicale della strategia.

Prima Berlusconi ha chiamato Alfano e gli ha detto di presentarsi, oggi, all’ambasciata, gettando alle ortiche tutti i suoi appuntamenti elettorali. Poi ha chiamato Alessandra Ghisleri commissionandogli un sondaggio per vedere quanto è possibile recuperare del voto cattolico. Quindi, ha attivato nuovamente Gianni Letta per sondare le gerarchie ecclesiastiche in vista del voto. Il mandato del “nobiluomo di Sua Santità” Letta è chiaro: giocare d’anticipo. E stringere rapporti con tutti quelli che potranno diventare determinanti nel “dopo Ratzinger”. L’ala cattolica del partito è da tempo al lavoro per riallacciare il rapporto sfilacciato con il cardinale di Milano, Angelo Scola, ma soprattutto il Cavaliere conta di ritrovare un’intesa con Tarcisio Bertone, l’uomo che ha garantito fino a ieri l’asse Vaticano con il Pdl, quindi con Mario Piacenza, il capo del dicastero per il clero, infine con il presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Un’occhio di riguardo anche verso Giuseppe Betori, arciverscovo di Firenze, uno che potrebbe uscire “rafforzato” dal prossimo conclave.

E’ convinzione di Berlusconi che le prossime elezioni si giocheranno molto, moltissimo sull’onda dell’emozione determinata dal gesto di Ratzinger. E che, dunque, il voto cattolico vada “orientato” con lungimiranza e debito anticipo. Per fare questo ci vorrebbe un’adeguata visibilità mediatica che, invece, non ci sarà. La par condicio, stavolta, c’entra poco. E’ una questione di gerarchia della notizia, più che altro. E il Cavaliere viene inevitabilmente dopo il Papa. Parecchio dopo. Dunque, l’unico modo per tenere botta al vibrante colpo assestato alla bulimia mediatico-elettorale è quello di “girare” a proprio vantaggio l’avvenimento. Il come farlo è in fase di accurato studio a via dell’Umiltà.

Insomma, se Berlusconi già non aveva gradito la decisione della Rai di non spostare il Festival di Sanremo (tanto da arrivare ad attaccare la tv pubblica sul fronte del canone in barba ad ogni prudenza sul conflitto d’interessi), ora la vicenda della successione al soglio di Pietro gli crea scompiglio. Anche a livello “subliminale”. Perché gli avversari potrebbero utilizzare la carta del “rinnovamento”, aperta sorprendentemente dal Vaticano, mettendo in risalto la necessità di un netto cambio di passo anche da parte dei protagonisti della politica. A cominciare proprio da lui. Ratzinger si è dimesso perché in età avanzata, il parallelismo con un Cavaliere quasi ottantenne, seppur in forma decisamente migliore del vecchio Papa, non potrà che danneggiarlo. Berlusconi è convinto che “quelli come Casini e Fini” non vedranno l’ora di sfruttare la situazione Vaticana girandola “contro di me – ha detto ai suoi – per dire che sono troppo vecchio per guidare nuovamente il Paese”.  

Di qui la tensione per “l’oscuramento”, per “la figura che resta offuscata dalle dimissioni del Papa” quando lui era pronto a fare di tutto per “dimostrare assolutamente il contrario”. La rimonta, insomma, appare compromessa. E da un avversario “politico” temibilissimo sul fronte mediatico. Mica Sanremo. A Gianni Letta il compito di trovare il sistema per ribaltare la situazione, ma l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha avvertito che la partita è tutta in salita. E che lui, forse, potrebbe anche portarla avanti con poca, pochissima convinzione.