Diverso sarà lei, altro che i nostri ragazzi. Sembra una parola d’ordine. Castellazzo Bormida, quasi cinquemila abitanti in provincia di Alessandria. Una giornata che rigurgita di sole e un educatore speciale che tra due settimane avrà il sospirato patentino di allenatore per squadre fino alle serie D. A voi Beppe Ravetti, 35 anni, i riccioli e il viso da statua greca. Lavora allo “Zainetto”. Così si chiama il centro diurno per disabili di Ovada dove fa l’operatore socio-sanitario. Una autentica vocazione, visto che aveva appena 17 anni quando iniziò a lavorare da volontario nel settore.

Si dedica a 17 “ragazzi”, come lui e i suoi colleghi chiamano i disabili ospiti, che vanno dai 25 a oltre i 60 anni. Il centro è letteralmente un vulcano. Attività sportive, dall’ippoterapia all’atletica al nuoto estivo in piscina. E poi laboratori: artistico, di alfabetizzazione, di cucito. E danza-terapia. Con una cura tutta speciale ai valori dell’autonomia e dell’igiene. Ravetti inventa per i ragazzi ogni forma di coinvolgimento, sforzandosi di offrir loro una finestra sempre aperta sul mondo. Anzi, di farli partecipare al racconto del mondo. Per questo ha fondato e presiede una associazione di nome “Andeira”, che nel dialetto acquese indica un particolare tipo di andatura, e che è anche una canzone degli Yo yo Mundi, il famoso gruppo musicale, tra i sostenitori più assidui del centro. Dal 2010 “Andeira” mette insieme diversi centri diurni della provincia alessandrina. Ne è nato un bel mensile, interamente fatto dai “ragazzi”.

Ognuno descrive o racconta qualche fatto, o esprime opinioni. Poi il materiale confluisce a Castellazzo Bormida, portico e piazzette vecchio Piemonte. Alla fine esce il giornale, 16 pagine. Cinquecento copie che a ogni numero sembrano pronte ad andare per il mondo come il pensiero. Esattamente come le parole che vengono pronunciate ogni martedì mattina dalle 10.30 alle 12 nel laboratorio radiofonico, quando quelli dello “Zainetto” conducono in diretta “Diversi da chi?”, il programma che tengono presso Radio S. Paolo di Castellazzo Bormida (frequenza 87.8) leggendo notizie, ricette, l’oroscopo, interviste e facendo anche un gioco a quiz, dove il vincitore riceve in regalo un oggetto realizzato da loro. “Non vedono l’ora che arrivi, quel martedì. Lo aspettano tutta la settimana, si immaginano le interviste, il contatto con il mondo esterno”. Mica facile tenere in piedi tutto questo quando la crisi falcia la spesa sociale. Per questo a Ovada è stato inventato anche il trofeo calcistico “lo Zainetto” per raccogliere fondi. Scendono in campo dj e giornalisti di Sky in partite che sono ormai eventi cittadini. Nel 2011 si riuscì addirittura a organizzare un partitone tra la nazionale dei giornalisti Sky e vecchie glorie di A e di B, compreso l’ex capitano della Sampdoria Luca Pellegrini. Beppe guida l’auto e contempla la pianura intorno. “Do tutto me stesso a questo lavoro, ci perdo anche dei soldi, e non è che siamo ben pagati. Però mi creda, ogni volta che qualcuno dice bravo a me o a un ragazzo è come guadagnare 500 euro”.

Da qualche tempo con “Andeira” ha iniziato a chiamare qualche personaggio esterno, per farlo parlare con i ragazzi. I quali si assiepano allora educatamente intorno all’ospite, visibilmente preparati all’incontro. Lui e qualche collega ne hanno anche portato alcuni a Palermo, a trovare Agnese e Manfredi Borsellino. “Un’esperienza commovente, indimenticabile”. Tu diresti che Beppe dopo questo consumo di energia voglia godersi il proprio tempo libero. Errore. Perché quando finisce con questi ragazzi, ce ne sono altri che lo aspettano. Molto più piccoli. Nati tra il 2003 e il 2004. Che chiama pure ‘ragazzi’ come si conviene a un allenatore che voglia dare la carica ai suoi giocatori, nel caso i pulcini del Castellazzo Bormida. Li guida, li consiglia. Li scruta: i loro sogni dietro il pallone, il sudore che invece di farsi odore si fa poesia.

“È bellissimo allenarli, si entra nella loro vita. Penso a quando qualche bambino ha problemi in famiglia, e si vede subito; e allora si chiede con delicatezza alla squadra di aiutarlo e la squadra lo fa, e non lo fa pesare. È stupenda questa intesa che va dal campo a fuori e viceversa. Che cosa mi piace di più di questo stare con loro? Ci rivedo me bambino, quella forza, quell’entusiasmo, il sogno di diventare un campione. Anche se io sto molto attento a dirgli ‘sembravi Balotelli’ o ‘ti sei tuffato come Buffon’. Perché l’ho visto: poi si montano la testa e non fanno più le cose semplici. Meglio elogiarli per quello che sono. E le assicuro che ogni loro piccolo miglioramento mi dà tantissimo”. L’operatore socio-sanitario, educatore, allenatore, presidente, giornalista, parla dei sogni altrui, ma capite con chiarezza che a sognare è lui. Non ha bisogno della luna sugli orti e nemmeno del profumo delle zagare o del mare o dei monti. Basta dargli dei “ragazzi”, qualunque età abbiano. E lui sogna.

Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2013