Questa campagna elettorale mette a nudo l’immaturità o la degenerazione (fate voi) della democrazia italiana. Ogni leader, leaderino, sottoleader, di qualsiasi partito, spiega che l’eccessiva pressione fiscale è causa di recessione; che il problema è la crescita; che occorre combattere la disoccupazione e rilanciare l’economia. Come si fa? Una ricetta unica: diminuire le tasse. Con promesse variamente svergognate, garantiscono riduzione, abolizione, rimborso di Imu, Irpef, Irap; B. si spinge fino al condono. Perfino Monti si è acconciato a promettere modifiche in diminuzione del carico fiscale in genere e dell’Imu in particolare; legittimando l’angosciosa domanda: non poteva pensarci qualche mese fa?

Questa monotematica dipende dal fatto che i cittadini non sono sensibili a nient’altro. Toglietemi meno soldi e datemene di più; e, per il resto, fate un po’ quello che vi pare. Atteggiamento puerile, dunque ciecamente egoistico e solidamente disinformato, che crea le sue proprie giustificazioni; la più diffusa delle quali è di apparente impeccabile razionalità: ma se i debiti li hanno fatti i politici e le banche, perché li devo pagare io, povero diavolo che non ha gli occhi per piangere? Ovvia la risposta : perché, se qualcuno non li paga, staranno malissimo tutti, i farabutti che hanno rubato e sperperato e i poveri diavoli. Un po’ perché non capiscono e molto perché non vogliono capire, l’argomento non fa presa. Così, si può provare con un esempio. C’è un treno lanciato nella notte. I freni funzionano male perché il presidente delle Ferrovie si è fatto corrompere e ha dato l’appalto a una società che ha risparmiato sui materiali. Ci sarebbero i freni di emergenza, ma il ministro dei Trasporti si è fregato i fondi che servivano per i corsi di formazione del personale che dunque adesso non sa come azionarli. Un solo ferroviere saprebbe farlo (ha un amico tedesco che glielo ha spiegato) ma si è ubriacato. Il treno andrà a sbattere in stazione a 300 all’ora. L’unica sarebbe azionare, in ogni vagone, i freni a mano, quelli con le maniglie rosse e i cartelli delle multe. Ma i passeggeri dormono, chiacchierano, mangiano e, quando una hostess terrorizzata gli dà la tremenda notizia, cominciano a imprecare contro i responsabili di questo disastro. Nessuno si alza per andare a tirare la leva: non tocca a me, è pericoloso, la colpa è di quella gente, io che c’entro? Il treno continua a correre, si schianta e tutti muoiono.

Fuor di metafora: se non la smettiamo di pensare solo a noi stessi, l’Italia fa bancarotta, l’inflazione ci mangia vivi, moriamo di fame e di freddo, arrivano i fascisti e la guerra civile. Sarebbe meglio pagare l’Imu e spiegare ai candidati di ogni partito che il problema non sono le tasse. È che mancano leggi contro la corruzione, l’evasione fiscale, il falso in bilancio, i conflitti di interesse; che la Pubblica amministrazione e la Giustizia in particolare non funzionano; che la criminalità, mafiosa e no, controlla almeno 4 grandi Regioni; che… Ma tanto, appena risuonerà la parola Imu, tutto questo non interesserà più nessuno.

Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2013