“Mi auguro di incontrare Ratzinger anche in futuro dopo le sue dimissioni da pontefice”. E’ un Mario Monti nostalgico e addolorato quello che da Bologna, al convegno di Unindustria, ricorda il rapporto professionale ed umano con Benedetto XVI, dopo la decisione avvenuta tra le mura del Vaticano questa mattina.

“E’ giunta totalmente inattesa, una decisione grande e grave, credo che il Papa abbia con questo atto inteso servire la Chiesa fino in fondo, assicurandosi per essa un futuro con una guida salda”, ha spiegato il premier, anch’esso ‘uscente’ ai cronisti locali, “Conservo un ricordo commosso del dialogo personale e stretto che il Santo Padre ha voluto avere con me per accompagnare il mio impegno di governo. Benedetto XVI è stato una grande personalità dell’Europa e del mondo, oltre che della Chiesa”. Una vicinanza naturale, sia politica (nello schieramento elettorale che sostiene Monti c’è una grossa fetta del mondo cattolico più tradizionale, n.d.r.) che ancora per poche ore istituzionale, tanto che domani Monti sarà alla cerimonia per i Patti Lateranensi.

Le promesse elettorali: “Giù Irap e Imu”. “Adesso che le condizioni sono più serene, non vogliamo sicuramente fare promesse esplosive che poi richiederebbero, tra 15 mesi, l’arrivo di qualche altro professore immacolato per poter gestire lo Stato italiano”, ironizza il professore da Bologna, “ma c’è spazio per quanto riguarda un intervento su Irap e Imu”.

Un taglio, ha ipotizzato il premier che farebbe scendere la quota da 32 miliardi di euro a 21. “Ora la finanza pubblica è stabilizzata, se sarà tenuto fermo l’indirizzo sulle riforme strutturali, l’economia italiana potrà avere nei prossimi 5 anni una crescita aggiuntiva di circa il 6% e di circa il 10,5% a regime”.

“Riforma elettorale? Non l’hanno voluta”. Ma è sulla riforma elettorale che Monti svela un segreto, quasi mescolando i ruoli di presidente del consiglio e di candidato premier: “I due poli hanno trovato molto conveniente, tacitamente, accordarsi per non fare la riforma sulla legge elettorale”.

Contestazioni a margine: “Bologna non ti vuole”. C’è stato tempo anche per le contestazioni al presidente del consiglio da parte dei componenti del collettivo autonomo studentesco. “Monti, Bologna non ti vuole”, hanno intonato gli studenti più volte di fronte ad un altrettanto contenuto numero di forze dell’ordine. Poi la polizia li ha spintonati via a colpi di scudo e di manganello.