In qualche modo, siamo arrivati all’epilogo, le intercettazioni fra l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino ai tempi delle stragi del 1993 e il Presidente della Repubblica, confluite nel processo trattativa Stato-mafia, lunedì prossimo verranno distrutte.

Per alcuni è tutto legale, per altri un po’ meno costituzionale, ma questa è la realtà per tutti noi.

Anche la nostra Associazione di familiari di vittime della trattativa Stato-mafia, si era appellata spesso al buon senso e aveva messo in conto decisioni autorevoli quale strada maestra per arrivare ad una risoluzione del problema su quelle intercettazioni.

Oggi però un po’ di pianto nel cuore non possiamo non averlo e non esprimerlo.

Perché rimpianto per come sono andate le cose?

Perché in fondo troppe persone oggi sono a conoscenza del contenuto di quelle intercettazioni e si potrà distruggerle quanto si vuole, chi sa resta, può divulgare il contenuto delle registrazioni, e prima o poi da qui ai prossimi anni saranno certamente motivo di “ritorno a galla” e in troppi potrebbero usarle a loro uso e consumo, togliendo a noi continuamente un po’ di quella giustizia a cui abbiamo diritto.

Siamo in Italia e i ricatti sulle stragi sono sempre stati all’ordine del giorno!

Inoltre con quelle intercettazioni che verranno distrutte, assistiamo nuovamente a un caso increscioso per noi, da parificarsi in qualche misura a quello della lettera scritta dal Pm Gabriele Chelazzi prima di morire, la quale lettera, mentre è stata “secretata” per noi che siamo i diretti interessati per quelli indagini che il Pm di Firenze aveva in corso sui “concorrenti esterni” alla strage di via dei Georgofili del 27 Maggio 1993, in realtà è stata letta da tanti, oltre tutta la Procura di Firenze naturalmente, almeno da tutti i componenti politici della Commissione parlamentare Antimafia, componenti che mentre non hanno avuto il coraggio di chiudere come si doveva una Commissione d’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia , hanno però letto documenti per noi secretati, certamente compromettenti e destinati all’occorrenza negli anni ad un uso ricattatorio.