Soldi destinati ai bambini di Haiti finiti nelle tasche di colui che aveva il compito di coordinare le iniziative di beneficenza destinate alle vittime del terremoto del 2010. Una somma di circa 16mila euro, raccolta con l’aiuto della rete di solidarietà di Parma, che non sarebbe mai arrivata a buon fine. Questa la nuova accusa che pende sulla testa di Giovanni Paolo Bernini, l’ex assessore alle Politiche educative del Comune di Parma, uomo immagine del Pdl ducale arrestato il 26 settembre 2011 nell’inchiesta Easy Money, quella che diede la batosta finale all’era del sindaco Pietro Vignali, costringendolo poi alle dimissioni.

Dopo l’estate di Green Money 2, l’altra inchiesta della Procura che coinvolgeva tra gli altri alcuni dirigenti del Comune, il delegato che si occupava di politiche per l’infanzia e per i disabili, finì in manette per l’ipotesi di reato di tentata concussione e corruzione relativa agli appalti delle mense scolastiche in concorso con il suo braccio destro, il segretario Paolo Signorini. 

Proprio dalle rivelazioni dell’ex collaboratore spunta la nuova ipotesi di reato di appropriazione indebita per Bernini, a cui giovedì è stato notificato l’avviso di fine indagine. Come anticipato dal settimanale locale Il Nuovo di Parma, durante gli interrogatori Signorini ha raccontato agli inquirenti di circa 16mila euro ritirati dal conto corrente del comitato “Parma per Haiti”, di cui Bernini era presidente.

Soldi  prelevati con un assegno da 12mila euro e successivamente con altri due da 3.500 e 500 euro intestati a Signorini, e finiti, secondo l’accusa, direttamente nelle mani dell’allora assessore. I fatti risalgono al 2010, del comitato a favore dei bambini colpiti dal  terremoto facevano parte anche altri componenti della giunta comunale, associazioni locali, Protezione civile e la Fondazione Francesca Rava, con un’esperienza pluriennale ad Haiti, che tutti insieme nel giro di qualche mese erano riusciti a raccogliere attraverso donazioni ed eventi benefici una cospicua somma di denaro per inviare un concreto aiuto oltreoceano. Ai conti e alla documentazione però, a quanto pare, aveva accesso solo Bernini, proprio in qualità del suo ruolo di presidente, che ora dovrà rispondere di questi soldi che, secondo l’accusa, ad Haiti non sono mai arrivati.

“Quei soldi sono serviti ad acquistare un’apparecchiatura medica in grado di aiutare i bambini feriti dal terremoto di Haiti  – si difende invece l’ex assessore azzurro, che ora vive a Roma, dove lavora come dirigente in un’azienda privata di telecomunicazioni – L’apparecchiatura si trova all’ospedale di Saint Damien, grazie a quella sono già stati curati circa 300 bambini”. Bernini ha appreso solo dalla stampa di questa nuova accusa a suo carico, ma si dice sereno sulla questione. “Io e il mio avvocato non abbiamo ancora visto gli atti, ma sulla vicenda sono sereno, i motivi per cui ho ritirato quegli assegni sono tutti giustificabili  – spiega – Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto in assoluta regolarità e nell’interesse dell’iniziativa”. Bernini avrà tempo venti giorni per farsi interrogare o presentare una memoria difensiva. “Sono state dette e scritte tante cose false su di me, e molte accuse sono state smontate – conclude l’ex assessore, che ormai è uscito dalla politica – Per il resto mi difenderò in tribunale”.