”Un danno all’erario pari a 34 milioni, 781 mila e 960 euro”. Dopo la fine delle indagini per corruzione sull’affare del tram su gomma mai entrato in funzione a Bologna e costato centinaia di milioni di euro, venerdì la Guardia di finanza ha presentato il conto del danno alle casse pubbliche creato dall’infrastruttura. Ora il fascicolo messo in piedi  dalle Fiamme gialle è sul tavolo del procuratore della Corte dei conti di Bologna, Salvatore Pilato che potrebbe chiedere spiegazioni ai tanti amministratori pubblici che quell’opera l’hanno portata avanti dal 2004 al 2009.   

I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Bologna hanno messo nel conto solo la spesa andata in fumo dei 49 tram, comprati anni fa e ancora abbandonati in un deposito alla periferia della città. Quei mezzi a guida ottica avrebbero dovuto attraversare la città da un capo all’altro e per questo il centro del capoluogo per anni è stato messo sottosopra dai lavori per opere di dubbia utilità che hanno tra l’altro rivoluzionato il traffico.

Per ora le decine di milioni spesi per queste infrastrutture non sono state messe nella lista portata di fronte alla Corte dei Conti, ma non è detto che questo non possa succedere nei prossimi mesi.

Intanto sul fronte penale la Procura di Bologna, dopo la richiesta di archiviazione per Giorgio Guazzaloca, l’ex sindaco di centrodestra del capoluogo indagato a lungo per corruzione per la vicenda della realizzazione del tram a guida ottica, ha confermato nelle scorse settimane la linea nei confronti degli altri indagati eccellenti. I magistrati hanno infatti chiesto il rinvio a giudizio per corruzione per il numero uno del Ccc, Consorzio cooperative costruzioni, Piero Collina, per Vincenzo Lasalvia e Antonio Amaturo della società Irisbus, che fa capo a Fiat e per gli allora vertici di Atc, la società dei trasporti cittadini.