In Lombardia fra poche settimane si vota per il rinnovo del Consiglio regionale. Chiedo a Tommaso Ciro Camerota31 anni, medico specialista urologo, cosa spinge un professionista ad un impegno pubblico: “Ho accettato la candidatura al Consiglio della regione Lombardia come “indipendente” e come unico medico nella lista, Milano e provincia, del Partito Democratico perché ritengo che gli operatori della sanità debbano impegnarsi di più ed in prima persona, in favore della collettività. La gestione e la organizzazione del sistema sanitario necessitano di competenze amministrative; ma anche, e soprattutto, di contenuti, di strategia e di pianificazione. Questi ultimi possono essere garantiti meglio solo dai professionisti della sanità (medici, infermieri, tecnici, ricercatori, ecc), che vivono in prima persona queste problematiche”. 

Quale consideri possa essere il contributo di un medico in Consiglio Regionale? Il ruolo del Consiglio è anche quello di gestire e di indirizzare la sanità, che in Lombardia rappresenta circa il 75% dell’intero budget regionale. In un periodo di tagli (centrali e locali) le risorse economiche debbono essere ottimizzate, individuando sprechi, diseconomie e prestazioni inutili, al fine di favorire le reali esigenze di salute dei cittadini”. 

 Quali sono i primi interventi che vorrai promuovere per la sanità lombarda? Il primo passo sarà di riportare il paziente e la qualità dei servizi erogati al centro del sistema; troppo spesso si sente parlare di rimborsi, accreditamenti, DRG, ecc, e troppo poco si parla dei malati. Per poterlo fare, bisogna innanzitutto rendere tutto più trasparente (a partire dalle liste di attesa, fino ad arrivare al censimento ed alla valutazione della qualità delle prestazioni). Bisogna potenziare la rete di servizi sul territorio, riducendo la pressione sugli ospedali; la gran parte della patologie che oggi affrontiamo è infatti di tipo cronico, e richiede una modalità differente di erogazione del servizio. Dobbiamo investire in prevenzione primaria: ridurre gli investimenti in sanità significa inesorabilmente avere una popolazione più malata tra cinque anni; e non possiamo permettercelo! Bisogna istituire un organo di vigilanza, realmente indipendente,  che monitori la effettiva corretta destinazione delle risorse allocate in sanità, valutandone la appropriatezza. E in ultimo, bisogna ridefinire i criteri di scelta dei manager e dei dirigenti…credo che non si possa più prescindere da una valutazione dei meriti e della qualità”. 

Sono contento che medici preparati e giovani come Tommaso si mettano a disposizione dei cittadini-pazienti non solo nella loro quotidianità clinica e chirurgica ma sono anche disponibili, partecipando in prima persona, alla costruzione di un nuovo modello di sanità che necessariamente si discosta nettamente dall’attuale. Per questo motivo #iostoconambrosoli.