La Corte dei Conti punta il dito sui derivati. In una relazione della procura generale arriva il monito agli enti ad adottare “doverose iniziative volte alla risoluzione di contratti eccessivamente onerosi”. Altrimenti – avverte la Corte – la condotta degli amministratori potrebbe essere censurata sotto il profilo della colpa grave”. La Corte fa presente che gli enti, che hanno utilizzato i derivati per ristrutturare il debito o farne dei nuovi, possono contare sulle “notevoli aperture” sia del giudice ordinario, che concede la nullità del contratto per mancanza di causa, che, soprattutto, del giudice amministrativo (legittimità dell’annullamento d’ufficio in via di autotutela del contratto potenzialmente dannoso per l’ente).

Nella relazione espressa dal procuratore Salvatore Nottola si sottolinea poi che i rischi connessi all’uso dei derivati “sono molti e imprevedibili” perché le operazioni di rinegoziazione prevedono già in partenza “condizioni sfavorevoli per gli enti”. Numerose regioni, province, comuni, specie di grandi dimensioni, a partire dal 1996, ricorda la magistratura contabile, “hanno iniziato a far ricorso a questo strumento per operazioni di ristrutturazione dell’indebitamento o per contrarre nuovi debiti”.

Lo strumento ha assunto poi “massiccia diffusione” dal 2003. Tra le “molteplici insidie” segnalata dalla Corte dei conti si segnalano appunto le operazioni di rinegoziazione dei derivati, che “prevedono già in partenza condizioni di sfavore per gli enti o implicano l’assunzione di rischi aggiuntivi, che fanno sì che la probabilità che gli enti stessi possano effettivamente beneficiare di tali contratti in termini di protezione dal rischio di tasso d’interesse si presenti come assai remota”.

Ma l’utilizzo dei prodotti derivati è stato “ampio” anche da parte delle amministrazioni centrali dello Stato, a partire dagli anni ’90. La Corte dei conti richiama l’attenzione sulle “possibili ripercussioni sui conti pubblici”. L’entità in termini economico/finanziari del fenomeno “appare evidente”. Nel corso del 2012 l’Italia ha chiuso un debito derivato contratto con la Morgan Stanley (contratto stipulato nel 1994) con una perdita di 2,6 miliardi di euro. Il nozionale complessivo di strumenti derivati a copertura di debito emessi dalla Repubblica italiana, fino all’aprile del 2012, ammontava a circa 160 miliardi di euro, a fronte di titoli in circolazione, a gennaio 2012, per 1.624 miliardi di euro.

La presenza di derivati nei bilanci di comuni ed enti pubblici “è nota”, ma dopo la crisi Lehman c’è stato uno stop e negli ultimi anni la diffusione non è cresciuta. A sostenerlo è stato Giuseppe Attanà il presidente di Assiom-Forex, l’associazione degli operatori finanziari. “Sono stati mappati tutti quelli che erano nei comuni e negli enti pubblici – ha detto – dopo Lehman vi è stato uno stop molto forte e in questi ultimi anni la diffusione della vendita non è certamente cresciuta. Può darsi che la situazione non sia completamente risolta per le posizioni a suo tempo impostate e ancora in essere ma nella sostanza non mi pare credibile che vi sia un’evoluzione del mercato”. 

Tornando alla Corte dei conti, nella relazione vengono diffusi anche i dati in merito alle sanzioni emesse dalla Corte nel 2012. Si tratta di provvedimenti per un totale di 2,8 miliardi di euro. Al primo posto, su un totale di 255 condanne inflitte, si posiziona la truffa e il falso (con il 39,2% delle sentenze), seguita dalla corruzione (22,7%), dal peculato e dall’appropriazione indebita (22,4%). In generale sono 34.463 le denunce pervenute nel 2012, che si vanno a sommare a 74.687 vertenze pendenti, per un totale di 109.150 atti sottoposti all’attenzione della magistratura contabile. Sottraendo le archiviazioni effettuate nel corso dell’anno resta ancora una giacenza di 74.977 documenti, mentre sono state 17.235 le richieste di istruttorie. Complessivamente sono state emesse 1.297 citazioni di cui ai primi posti si posizionano: le segnalazioni per danno da attività contrattuale (167), per danno al patrimonio (147), per il personale (137). Rispetto all’anno precedente si registra un incremento dell’11,6 per cento.

Passando alle citazioni distinte per settori, secondo la Corte dei conti risultano emesse 128 segnalazioni in materia sanitaria, per un importo complessivo pari a 53,8 milioni di euro. Le citazioni emesse in materia di società partecipate, invece, sono state 64 per un importo di 48,6 milioni. Quelle emesse dalle procure regionali in materia di danni da reato sono state complessivamente 317 (in aumento del 30,4% rispetto alle 243 del 2011) per un importo di euro 215.568.503, di cui 214.026.850,00 per danno patrimoniale ed euro 1.541.653,00 per danno all’immagine. Secondo le tabelle contenute nel documento, gli importi conseguiti a sentenze di condanna di primo grado in materia di responsabilità ammontano a 3,2 miliardi di euro, con un incremento di 2,8 miliardi rispetto ai risultati raggiunti nel 2011. Le sentenze arrivate dalle Corti d’appello sono state 31, mentre nel 2011 e nel 2010 ne sono state trasmesse rispettivamente 39 e 91.