Strana terra, la Calabria. Ricordate la Piana di Gioia Tauro, gli agrumeti di Rosarno, la rivolta dei lavoratori extracomunitari sfruttati e il battage mediatico che ne era seguito? Da quelle parti, anche se sindacati e associazioni di categoria non se ne occupano più, la situazione non è migliorata. Tutt’altro.

Con la differenza sostanziale, che in quel lembo difficile d’Italia convivono due povertà, distinte ma non distanti: quella dei lavoratori sottopagati e quella, meno conosciuta, dei piccoli proprietari terrieri.

Un kg di arance destinate a scopi industriali, viene pagata all’agricoltore 5/6 centesimi di euro. Avete capito bene: cinque o sei centesimi. Ecco, allora, che in quella misera e offensiva cifra devono rientrare sia il lavoro dei braccianti che il profitto dei proprietari. Le proverbiali nozze con i fichi secchi, insomma.

E visto che le grosse associazioni di categoria latitano e vanno a braccetto con politici e politicanti, un gruppo di agrumicoltori ha deciso di fare da sé. A questo scopo è nata un’associazione chiamata “Il Sole di Calabria”, che raccoglie sessanta piccoli proprietari di agrumeti in cinque città della Piana di Gioia Tauro. Un’associazione, ci racconta il suo presidente Salvatore Iannizzi, che è nata per tutelare “gli interessi nostri e quelli dei fratelli extracomunitari”. Fratelli, li chiama proprio così, perché in quel pantano carico di agrumi che non serviranno a nulla, ci sguazzano disperatamente gli uni e gli altri, lottando quotidianamente per mettere insieme il pranzo con la cena. Comune destino per una umanità in ginocchio.

Nel corso degli ultimi mesi, “Il Sole di Calabria” ha organizzato manifestazioni pubbliche, ha affisso manifesti, ha riempito le pagine della stampa locale al solo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento cruciale per l’economia della zona. I rapporti con politici e istituzioni sono scarsi e non certo per colpa degli agrumicoltori. Iannizzi, che raccoglie decine di volantini, comunicati e fax e racconta la sua battaglia da don Chisciotte con un entusiasmo encomiabile e una rabbia implacabile, ci racconta che più volte ha cercato una sponda nelle istituzioni e che la porta è rimasta sempre chiusa. Inesorabilmente chiusa, come troppo spesso accade da queste parti.

Il 3 novembre 2012, ad esempio, l’associazione aveva organizzato una manifestazione sulla crisi del settore agrumicolo a Rosarno, invitando tutti i 32 sindaci della Piana. Ebbene, in piazza si sono presentati solo Elisabetta Tripodi, coraggioso primo cittadino di Rosarno, e Orlando Fazzolari, sindaco di Varapodio. L’assessore regionale Trematerra (Udc) non c’era e non si è fatto nemmeno sentire. L’assessore provinciale Rao, invece, in piazza c’era, ma quasi da spettatore, senza degnarsi nemmeno di salire sul palco e dire la sua.

L’impegno dei politici e dei rappresentati del settore in quel caso era stato chiaro: “Entro dieci giorni andremo a Roma e parleremo a vostro nome. Risolveremo i vostri problemi”. Già, peccato che a Roma non c’è andato nessuno e i problemi, gravi e drammatici, restano irrisolti.

Iannizzi, però, non ha la minima intenzione di arrendersi e continua a tentare l’impossibile: risolvere un problema nella Piana di Gioia Tauro. Qualcosa di ciclopico, che corrisponde più o meno a voler svuotare l’oceano con un cucchiaino da caffè.

In vista delle prossime elezioni, però, “Il Sole di Calabria” ha le idee chiarissime: “Quando è nata l’associazione – racconta ancora Iannizzi – avevamo accuratamente evitato di prendere posizioni politiche, visto che ognuno di noi ha le sue idee e siamo insieme per risolvere i problemi del nostro settore. Ma dopo mesi e mesi di silenzi e di fallimenti da parte della politica tradizionale abbiamo deciso cosa fare il 24 e il 25 febbraio: Il Sole della Piana appoggia pienamente il programma del Movimento Cinque Stelle e invita tutti gli agrumicoltori onesti, che combattono quotidianamente per sbarcare il lunario, a votare per il movimento nato attorno a Beppe Grillo”.

Una scelta drastica ed esasperata, ma a quanto pare convinta e risoluta. Si tratta di gente che annualmente versa cospicue quote alle varie associazioni di categoria e che puntualmente non sa a chi rivolgersi per avanzare le proprie sacrosante lamentele. Forse non cambierà niente nemmeno stavolta, ma una cosa è certa: il Sole di Calabria ha intenzione di continuare a brillare. E da queste parti non è poco.