A Bologna lo ricordano ancora per la fuga in auto scortato per protezione dai carabinieri nel novembre 2010. A poco più di due anni di distanza i ruoli si sono invertiti: questa mattina le forze dell’ordine, in questo caso la Guardia di Finanza di Cagliari, ha scortato Sergio Porcedda, imprenditore sardo nel ramo turistico immobiliare, fino al carcere. L’accusa è di bancarotta fraudolenta. Con lui in manette è finito anche Antonio Macciotta, imprenditore del settore sanità.

I due sarebbero responsabili del fallimento della Casa di Cura Policlinico Città di Quartu, avvenuto a fine 2010. L’imprenditore cagliaritano ed ex presidente del Bologna Calcio è stato rintracciato a Cagliari, il secondo, invece, è stato catturato a Roma dove si trovava per motivi personali. I due sono accusati di bancarotta fraudolenta a seguito del fallimento della clinica di Quartu della quale Macciotta era proprietario e amministratore. Insieme agli arresti sono partiti sette avvisi di garanzia per concorso nello stesso reato. Perquisizioni con sequestro di documenti sono state eseguite nelle sedi di diverse società in qualche modo riconducibili agli arrestati, a Quartu, Cagliari, Iglesias e Milano.

Secondo i militari delle Fiamme Gialle, coordinati dal colonnello Nicola De Benedictis, i due imprenditori, effettuando una serie di compravendite, trasferimenti di aziende e operazioni finanziarie simulate, tutte avvenute pochi giorni prima della dichiarazione del crac della Casa di Cura, avrebbero sottratto dal fallimento 13.500.000 milioni di euro che invece sarebbero dovuti finire nel passivo della società fallita.

Porcedda, 53 anni, molto noto a Cagliari per essere proprietario di numerose attività, tra cui una discoteca e uno stabilimento balneare, aveva acquistato il Bologna Calcio nell’estate del 2010 dalla famiglia Menarini, ma dopo pochi mesi si era immediatamente ritrovato senza liquidità e senza nemmeno superare lo scoglio di metà campionato, aveva abbandonato in tutta fretta il timone societario, facendolo finire sotto una sorta di tutela finanziaria e giuridica della società Indimedia di Giovanni Consorte che poi la traghettò, attraverso un allargamento del capitale sociale a decine di imprenditori locali e perfino ai tifosi, verso la presidenza di Massimo Zanetti, il re del caffè, e di nuovo dopo un mese di dissidi tra soci a quella di Albano Guaraldi, titolare di un’immobiliare, attualmente ancora presidente.

Dopo la discreta campagna acquisti dell’estate 2010, Porcedda si era reso subito irreperibile nel pagare gli stipendi ai giocatori della prima squadra. A settembre 2010 la Procura Federale aveva sottratto un punto in classifica alla società Bologna Fc per non aver pagato l’Irpef, poi il 19 novembre 2010 la svolta repentina: Porcedda fugge dagli uffici di Casteldebole, dove la squadra si allena, dopo aver ricevuto più volte la richiesta di pagare il primo trimestre (luglio-agosto-settembre) a giocatori e tecnici. La contestazione dei tifosi, che intravedono in lui uno dei tanti presidenti “bidone” di cui è costellata la storia della squadra, è così forte che l’imprenditore cagliaritano è costretto a farsi largo  tra la folla sulla sua auto di lusso scortato dai carabinieri.

Il 17 dicembre sono di nuovo gli organi federali del calcio italiano ad intervenire inibendo per 6 mesi Porcedda e togliendo altri due punti al Bologna calcio che, in quella stagione travagliata, si salverà comunque con diverse giornate d’anticipo.

Porcedda non era nuovo a sortite nell’ambito calcistico. Nel 2005 aveva cercato di rilevare le quote di maggioranza del Cagliari calcio da Massimo Cellino, senza successo. Poi aveva continuato a gestire hotel, discoteche, oltre che a produrre calzature. Le attività “collaterali”, come uno splendido hotel a Carloforte in Sardegna, gli erano servite per pagare i debiti della vicenda Bologna Calcio.

Dal 2011, infine, è indagato dal procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, che ipotizza l’appropriazione indebita. Per Porcedda l’inchiesta è quasi chiusa e nei mesi scorsi ha anche ricevuto un invito a comparire, scegliendo però di non presentarsi agli inquirenti. L’accusa di appropriazione indebita riguarda la vicenda dei 3 milioni di euro passati nel luglio 2010 dalle casse del Bologna Calcio a quelle dell’Asf di Porcedda, che era anche la controllante del Bologna, poi rientrati nelle casse societarie il 23 dicembre (quando si perfezionò la vendita della squadra) ma sotto forma di albergo.