I leader dei 27 paesi europei sono a Bruxelles per cercare di raggiungere un’intesa sul bilancio 2014-2020. In caso di accordo mancato come a novembre scorso, l’Europa rischia di piombare nel caos perché non sarà più in grado di erogare aiuti né di prendere decisioni che impegnino fondi per l’immediato futuro. Dopo un primo rinvio, è slittato ancora il vertice che sarebbe dovuto iniziare alle 17.30 e forse avverrà in serata. Intanto si infittiscono gli incontri bilaterali e trilaterali nel tentativo di trovare un accordo tra le varie cancellerie. Dopo l’incontro a tre Monti-Rajoy-Hollande – da cui è emersa una linea comune tra Italia, Spagna e Francia – è stata la volta del bilaterale Monti-Schulz e poi di quello Schulz-Hollande.

Secondo alcune indiscrezioni, la nuova bozza di compromesso del presidente Ue Herman Van Rompuy prevedrebbe tagli per oltre 40 miliardi di euro, di cui circa 13 per gli impegni e 30 per i pagamenti. Le più colpite sono le reti infrastrutturali, dimezzate da 40 a meno di 20 miliardi. Poche le risorse per l’occupazione giovanile, che si aggirano intorno a 5-6 miliardi. Così facendo il tetto massimo autorizzato per gli investimenti futuri scenderebbe a 956,9 miliardi e a 900-905 quello per le spese effettive. I tagli colpirebbero anche le spese per l’amministrazione e l’azione esterna dell’Ue, ma anche il fondo di solidarietà e quelli per sviluppo e cooperazione, inclusi gli aiuti ai più poveri, che passano da 7 a 4,5 miliardi. Le risorse per l’occupazione giovanile, però, andrebbero divise solo tra i paesi più colpiti dal fenomeno, come Italia e Spagna. Con i soldi “risparmiati” sulle infrastrutture tlc, energetiche e trasporti, invece, si andrebbero a incrementare i fondi per la politica agricola comune e la coesione. In questo modo il bilancio Ue 2014-2020 sarebbe inferiore agli oltre mille miliardi del settennato precedente, come richiesto da Gran Bretagna e Germania.

Ma un compromesso tra le varie posizioni sembra ancora lontano. Per Mario Monti il bilancio deve avere due caratteristiche fondamentali: “essere coerente con le priorità già decise” nell’ultimo vertice, che puntano “alla crescita e a rendere effettivamente integrata l’Europa, come le connessioni transfrontaliere”. E, inoltre, “deve essere equo e quindi ci sono aspetti di distribuzione tra Paesi”. Il premier ha assicurato che “ci batteremo” perché entrambe le condizioni “si realizzino”. Diversa la posizione del presidente francese Francois Hollande, che dice di non essere “d’accordo per un compromesso a tutti i costi se a rimetterci sono agricoltura e crescita”.

Perentorio il primo ministro britannico David Cameron secondo cui ”l’austerità si deve applicare anche all’Europa e se non scende il tetto di spesa della proposta di novembre, niente accordo”, mentre Angela Merkel specifica: ”Siamo qui per elaborare una proposta da portare in Parlamento. Vogliamo trovare un accordo ma dobbiamo lavorare per arrivarci”. Più ottimista invece l’ex presidente dell’Eurogruppo e premier lussemburghese Juncker sembra invece più ottimista. Secondo lui le posizioni sono “relativamente distanti, ma non in modo drammatico al punto di dover superare distanze intercontinentali”. Il premier si è detto “abituato alle grandi distanze prima delle riunioni” e ha aggiunto: “Non sono nella disposizione di spirito di un’ipotesi che qualcuno eserciti il suo veto, troveremo una soluzione”. Bisogna sapere, ha avvertito, che più tagli vuol anche dire “meno mezzi” per i servizi di traduzione Ue. “Bisogna allora dire quali sono le lingue che non saranno più tradotte, in politica bisogna essere coerenti”.

Praga e il suo premier Petr Necas è invece pronta a porre il veto al budget europeo. “L’attuale proposta è inaccettabile – ha dichiarato Necas – Vogliamo un budget ridotto e moderno che sia onesto per la Repubblica Ceca. Per la Finlandia di Jyrki Katainen ”tutti devono essere pronti a cedere qualcosa, tutti devono essere pronti al compromesso” ma “sembra molto difficile, anche se avessimo più tempo, che le cose diventino più facili”. No, quindi, a un nuovo rinvio dell’intesa, mentre la Svezia di Fredrik Reinfeldt rivendica “uno sconto sostanziale” perché “siamo tra i più grandi contributori netti, per questo ci serve lo sconto”, ha sottolineato, chiedendo che il bilancio Ue sia “armonizzato” e che “prepari l’Europa di domani e non preservi quella di ieri”, concentrata soprattutto sui sussidi all’agricoltura che “anche ora” costituiscono “la porzione più ampia” del budget.

In serata, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha lanciato un avvertimento al Consiglio: “Con l’attuale proposta di bilancio, che rappresenta il minimo comun denominatore dei 27, il Parlamento non può assicurarne l’approvazione, e i gruppi hanno avviato le procedure per il voto segreto”. “L’Europa – ammonisce Schulz – è diretta verso un ‘fiscal cliff‘, come gli Stati Uniti”. Il presidente ha avvertito che il Parlamento europeo “non permetterà mai alla Ue di essere gestita con un deficit strutturale”.