Adesso c’è chi la chiama “Greyjing”, “capitale del grigio”; anziché “Beijing”, “capitale del nord”. Si tratta di Pechino, e la storpiatura del suo nome è dovuta alla tremenda nube di inquinamento che staziona su di essa, e che balzò all’onore delle cronache in occasione delle Olimpiadi. Poi, passata la manifestazione, nessuno qui in Occidente se ne è più ricordato.

Eppure è sempre lì. Si vede addirittura dai satelliti. La gente sta male ed il tasso di cancro ai polmoni è in netto aumento (del 56% negli ultimi 10 anni). Le autorità non sanno che fare se non adottare le stesse misure tampone adottate anche da noi, come lo stop alla circolazione delle auto in certi giorni. Sono vittime del mostro che hanno creato.

È un po’ come se la locomotiva cinese fosse un treno diesel che inquina dove passa. Ed in fondo il paragone ci sta, perché gran parte dell’inquinamento è dovuto proprio ai combustibili fossili che vengono bruciati per produrre energia. Del resto, c’è un’alternativa? Beh, se l’alternativa è quella della Diga delle Tre Gole con la distruzione ambientale che ha comportato e l’esodo forzato di 1,4 milioni di persone, difficile dire che sia meglio.

Comunque, non c’è da temere, non sarà idroelettrica la grande spinta energetica futura della Cina. Infatti, essa è ampiamente prima nella progettazione a livello globale di nuove centrali a carbone, con ben 557.938 Megawatt installandi. Aumenterà il riscaldamento globale, la gente morirà ancor più di tumore, ma la nazione potrà essere orgogliosa dell’espandersi di quel marchio nel mondo: “MADE IN CHINA”, o “MADE IN PRC”.