Compitino per i premier e leader candidati. Scrivete. Tema: Per la cultura al governo. Ora che una  campagna elettorale mai così vacua, pallonara e afasica è al fotofinish ci si ricorda di parlare un pochino anche di cultura, istruzione, e ricerca. E ci vuol pazienza.

E quindi al leader gli è toccato di  rispondere per scritto alle 5 domandine del Sole 24 Ore. Anche a quella bizzarra, (sarà richiesta da qualche mamma radicalchic?) sull’insegnamento della pratica artistica e musicale nelle scuole. Lei caro candidato cosa pensa di fare riguardo a questo quando/se sarà al Governo (e prima quando c’è stato perché non ha fatto un bel niente, ma anzi si è speso per affondare quello che ancora stava a galla miracolosamente?).

Trapela ben poco slancio nelle risposte, una malavoglia da compiti  mentre fuori c’è il sole, la compagnia, il motorino (riferimenti anni 70,vista l’età dei candidati ). Non si può proprio leggere quello che rispondono. E si vede anche chi s’è fatto dare un aiutino (Bersani) da qualcuno del settore che, già che c’era, s’è allargato fino a ipotizzare non solo un rientro dei cervelli italiani ma anche la possibilità di offrire “cattedre parziali” a docenti di università straniere. Questa la vorrei proprio vedere.

Naturalmente c’è il compitino di Colui Che Spara Quello che gli Viene in Mente. Anche cose così,un po’ generico-liriche (ah, la formazione spirituale del giovane!), visto l’argomento. Vistosamente impreparato Berlusconi adotta l’antica tecnica di ripetere la domanda in forma di risposta. Geniale. E poi butta lì qualcosa del teatro in Inghilterra usato per il tempo pieno (forse affiorò un vago ricordo delle scuole steineriane che la Veronica ha fatto frequentare ai suoi figlioli ? a sua insaputa..).

Impreparato e generico anche Ingroia, con attacco scontato alle leggi  Gelmini e minaccia di una nuova organizzazione dei programmi di studio (noooo, ancora? basta!). Più preparato Giannino, pare aver riflettuto, invocando un simpatico ridimensionamento dello Stato (anche delle spese) a fronte di una vera autonomia degli Istituti. Sufficienza piena.

Invece non si può proprio leggere quello che risponde il professor Monti, con travolgente antipatia: e chi può credergli quando invoca “una vera rivoluzione che modifichi radicalmente l’impostazione su ricerca e cultura”? Rivoluzionario lui e la sua casta imbullettata ai legni degli emicicli universitari? E  così suona insincerissima la sua volontà di “aumento delle ore di storia dell’arte e di pratica artistica per l’identità del Paese, quello per cui siamo conosciuti nel mondo”. Già, peccato che il ministro del suo Governo abbia affossato la possibilità a noi delle Accademie di Belle Arti di essere riconosciute università, semplicemente, come in tutta Europa. Dopo una strenua lotta, svoltasi  negli ultimi mesi presso la VII commissione cultura della Camera dei deputati. E noi, studenti e professori, stiamo ancora a digerire  l’amaro boccone. Quindi caro professore torni pure l’anno prossimo , più convincente e più preparato, sennò è un diciotto politico, veda lei. Grazie.