gayprideNegli ultimi anni, attacchi verbali e fisici nei confronti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate) si sono verificati in Italia con preoccupante frequenza, mentre diversi esponenti politici e istituzionali hanno continuato a fomentare un clima d’intolleranza e di odio con dichiarazioni palesemente omofobe. Difficile non vedere un collegamento tra le due cose.

L’aumento di intolleranza e violenza verso le persone Lgbti avrebbe dovuto non solo indurre a usare un linguaggio responsabile ma anche spingere a rimediare a una lacuna legislativa. Avrebbe dovuto, ma non è stato fatto.

La legge antidiscriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati sull’etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Inoltre, l’incitamento a commettere atti o provocazioni di violenza omofobica e transfobica non è perseguibile come altre forme di incitamento alla violenza discriminatoria.

Infine, nella legislazione italiana manca qualsiasi riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e dai loro figli. Ciò impedisce a molte persone di godere di diritti umani essenziali per l’autorealizzazione e alimenta la stigmatizzazione delle persone Lgbti. 

Il principio di non discriminazione, sancito da numerose convenzioni internazionali, garantisce parità di trattamento tra le persone e stabilisce il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, anche quella basata sull’orientamento sessuale. In Italia, siamo parecchio lontano dalla sua realizzazione.

Delle richieste lanciate da Amnesty International il 23 gennaio, con la sua Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, rivolte ai leader delle coalizioni e delle forze politiche che concorreranno alle elezioni del 24 e 25 febbraio nonché a tutti i candidati delle circoscrizioni elettorali, una riguarda proprio la necessità di combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti.

Finora hanno risposto sì Antonio Ingroia, Nichi Vendola e decine di altri candidati. Gli altri? 

Li aspettiamo, pretendendo che dicano sì o no, rispondendo a quelle 10 richieste, già sostenute da oltre 15.000 persone che hanno firmato l’appello sul sito della campagna Ricordati che devi rispondere. L’Italia e i diritti umani.