Palpeggiamenti, carezze, avances. Su una ragazzina di 16 anni. Dante Galeone, neurologo conosciuto in tutta Italia per la sua eccellente carriera, è stato arrestato con un’accusa terribile: violenza sessuale aggravata. Ora è agli arresti domiciliari, concessi dal gip del Tribunale di Bari Michele Parisi, perché contro di lui “ci sono gravi indizi di colpevolezza”. Galeone è molto stimato nell’ambiente medico. Presidente regionale della Lice (Lega italiana contro l’epilessia), da quasi quarant’anni è un punto di riferimento nella neurologia infantile e da oltre quindici è primario del reparto di neurologia pediatrica all’ospedale Giovanni XXIII di Bari. Anzi lo era. Perché la direzione generale lo ha sospeso e sostituito, “in attesa che sulla vicenda venga fatta chiarezza”.

Nel reparto di neurologia dell’Ospedaletto dei Bambini (così chiamano il Giovanni XXIII) arrivano pazienti da tutta Italia in cerca di risposte che altrove non hanno trovato. E proprio lì, secondo l’accusa, si sarebbe consumata la violenza. I fatti risalgono al gennaio scorso. Galeone, avrebbe visitato una paziente appena adolescente. E in quell’occasione l’avrebbe palpeggiata, accarezzata, trattata come non avrebbe dovuto. L’ indagine è stata avviata da una segnalazione che il servizio di Psicologia dello stesso nosocomio, ha inviato alla Procura di Bari. Sono bastati pochi giorni per raccogliere i gravi indizi di colpevolezza e richiedere e ottenere le misure cautelari.

Galeone era a casa quando i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura hanno notificato l’ordine di custodia cautelare. Accanto a lui c’è la moglie che non si sottrae dalle rituali domande. “Io sono più che tranquilla – ci dice – aspettiamo solo che questa situazione sia chiarita il prima possibile. Mio marito non è stato ascoltato da nessuno. Per questo mi fanno sorridere le cose che stanno dicendo sul suo conto. Aspettiamo che venga ascoltato dal giudice, ma certo siamo perplessi per come sia possibile che fatti del genere, accadano ad un professionista serio. Sa, mio marito sono 40 anni che fa questo mestiere”. “Si chiarirà tutta la faccenda – dice sicura -siamo tranquilli e fiduciosi”.

Ad attendere l’esito delle indagini è anche la Direzione generale del Policlinico di Bari. La sospensione del primario ha avuto effetto immediato. “Esprimiamo vicinanza alla famiglia della giovane paziente che avrebbe subito atti di molestia”, commenta il dg Vitangelo Dattoli. “Il doloroso ed inqualificabile episodio, ove venisse confermato e accertato dalla magistratura – dice il direttore generale – scuote tutto il personale dell’Azienda che condanna fermamente ogni comportamento illecito che tradisce l’intangibile rapporto di fiducia tra medico e paziente, ma ribadisce l’alta professionalità con cui ogni anno, per fornire le cure migliori ai piccoli pazienti, vengono assicurati 11 mila ricoveri e oltre 400 mila prestazioni ambulatoriali specialistiche”.

Galeone dovrà difendersi in sede di interrogatorio di garanzia. In serata ha visto il suo avvocato Michele Laforgia per prepararsi a questo. Ma intanto le indagini, coordinate dal pm Chiara Giordano, vanno avanti. Ciò che si vuole accertare è che ci siano o meno casi analoghi accaduti precedentemente a quello denunciato.

L’aria che si respira nell’ospedale è di sconcerto. Medici, infermieri e pazienti non credono a quanto sia accaduto. “Non sappiamo nulla della sua vita privata, ma ci è sempre sembrato un professionista stimabile”. Questa è la frase che più frequentemente ci si sente ripetere se si prova a carpire qualche informazione in più. Alcuni genitori di bambini curati dal neurologo lo difendono, parlano di lui come di un “rispettabilissimo primario che ha salvato i loro figli da una vita partita male”. I pochissimi commenti sono tutti dello stesso tenore. O quasi. Perché tra chi accetta di parlare e chi preferisce tacere in attesa che la magistratura faccia chiarezza, c’è anche qualcuno che, a denti stretti, azzarda una confidenza. Un anno e mezzo fa, due mamme avrebbero “notato strani atteggiamenti da parte del medico verso le proprie figlie”. Si erano insospettite tanto da parlarne con qualcuno dell’ambiente. Insomma “qualche campanello d’allarme c’era stato”. Ma spetterà solo agli inquirenti capire se i sospetti erano fondati o meno.