Per un paio d’ore sono rimasti seduti a cavalcioni sui cornicioni del tetto della presidenza della Provincia di Trapani. E’ la protesta di una decina dei 79 lavoratori sull’orlo di un altro abisso, quello del licenziamento. La loro età media è di 50-55 anni, fuori praticamente dal mercato del lavoro. Sono tutti dipendenti di una spa, Megaservice, nata nel 2004 per iniziativa della Provincia, lavoratori che hanno fatto i conti già con altre crisi di aziende private.

Proprio per loro nacque la Megaservice. L’obiettivo iniziale era di garantire loro lavoro e stipendi,  affidando alla società la gestione di servizi di competenza della Provincia, come le manutenzioni delle strade, le manutenzioni e le pulizie nelle scuole, i piccoli lavori allo stadio provinciale, la gestione del teatro all’interno del polo universitario. Le entrate dovevano essere giusto appunto quelle utili  a pareggiare le uscite, all’incirca 4 milioni di euro all’anno tra stipendi, oneri, e costi di gestione. E  invece tra il 2008 e il 2012 l’affidamento dei lavori è  cominciato a scemare.

Presidente della Provincia all’epoca era Mimmo Turano, Udc, appena riapprodato all’Assemblea regionale siciliana. Per candidarsi si è dovuto dimettere da presidente e prima di andare via ha raschiato il fondo del barile delle casse provinciali distribuendo quasi un milione di euro di contributi a destra e a manca. Turano prometteva il risanamento della società, ma nel frattempo, dicono i sindacalisti Lo Sciuto e D’Angelo, Cisl e Uil, “la Provincia ha affidato ad altre imprese con gare di appalto appositamente concepite lavori che la Megaservice avrebbe potuto garantire. Se così fosse stato, oggi non saremmo spettatori di questa crisi”. Solo tra aprile e maggio 2012 sono stati fatti appalti per 5 milioni di euro.

Il commissario straordinario Luciana Giammanco, subentrata a Turano, ha deciso per la liquidazione. E non solo. Sua intenzione è quella di portare i libri contabili in Tribunale. Balza agli occhi che il bilancio del precedente esercizio è stato chiuso con un avanzo da mille euro, mentre quello attuale segna un rosso da quasi 2 milioni di euro. E il commissario straordinario Giammanco rivela che a oggi non conosce i dati sulle effettive perdite: qualcuno dice 5 milioni, altri 9 milioni di euro.  Un buco enorme: “La crisi – denuncia Rifondazione comunista – più che della spending review è frutto di una macelleria sociale, causata dalle clientele della politica».

La responsabilità, afferma Mimma Argurio, segretario Cgil, “non è solo legata alla crisi. Qui c’è solo la malapolitica dell’ex presidente Turano e questa crisi non la possono pagare certo i lavoratori”. La parola adesso passa al presidente Crocetta. La liquidazione è congelata fino al 7 febbraio, in attesa di una riunione prevista a Palermo.