Mentre in Italia il caso Monte dei Paschi di Siena è ancora alle prime battute giudiziarie e in Olanda è arrivata la nazionalizzazione d’urgenza della quarta banca locale (Sns Reaal), in Germania dove Deutsche Bank ha registrato una perdita di 2,2 miliardi di euro nell’ultimo trimestre 2012 con svalutazione degli asset deteriorati per 1,9 miliardi, si preparano nuove durissime normative nei confronti dei banchieri avventati. Il governo tedesco, infatti, è pronto a discutere una nuova legge che prevede il carcere per i banchieri il cui comportamento metta a rischio la gestione delle banche.

Lo rivelano fonti ufficiali del governo, secondo le quali un top manager potrà finire in galera se deliberatamente ignora le regole prudenziali e rischia di produrre il collasso di un istituto finanziario. “Vogliano mandare un segnale all’Europa – spiegano le fonti – la quale non si sta muovendo abbastanza celermente”. Forse anche per l’annuncio della Bce che le banche (italiane escluse) rimborseranno anticipatamente 137 miliardi su 489 miliardi presi in prestito per tre anni nel dicembre 2011 al tasso agevolato all’1%, che ha rafforzato la convinzione che la situazione bancaria si sta normalizzando.

Intanto questa mattina la Commissione Ue ha chiesto alle autorità nazionali di regolamentazione delle banche spiegazioni sulle misure prudenziali intraprese durante la crisi che impedirebbero la libera circolazione di capitali nella Ue. La lettera inviata da Bruxelles fa seguito all’indagine che la Commissione ha avviato a dicembre scorso. I regolatori hanno fino a fine febbraio per rispondere ai dubbi di Bruxelles, dopo di che potrebbe scattare una vera procedura.

La Commissione vuole vedere chiaro sulle politiche dei supervisori, messe in atto dal 2008, che sembrano avere come scopo il controllo dei capitali, impedire il loro spostamento all’interno di uno stesso gruppo bancario, limitare i prestiti intra-gruppo, proibire l’espatrio di profitti. Tutto questo “limiterebbe il libero movimento di capitali nella Ue, pilastro del mercato unico”, e per questo la Commissione si dice “molto preoccupata”, anche perchè “i regolatori dovrebbero lavorare in modo coordinato per nel mercato unico, e perchè se le competenze dei supervisori sono usate in modo improprio, ne risente il mercato unico che rischia di frammentarsi”.

Per esempio, a maggio era emerso che Unicredit si fosse vista vietare dalla Bafin tedesca di spostare capitali dalla Germania alla casa madre in Italia, mentre un anno fa la filiale tedesca della Mediolanum si era vista imporre la vendita di tutti i titoli italiani. Allo stesso tempo la britannica Fsa ha esercitato pressioni perchè alcune banche europee cambiassero la loro struttura in modo da imporre alle loro filiali inglesi di mantenere una maggiore liquidità.

E quando banche nei paesi del Nord Europa hanno deciso di tornare ad investire in titoli spagnoli, le autorità di regolamentazione hanno cominciato a imporre tetti massimi per gli acquisti. “La Commissione considera il libero movimento dei capitali un grande potenziale per il mercato unico che non può essere compromesso a causa di misure non coordinate e sproporzionate che mirano esclusivamente a preservare la stabilità finanziaria a livello nazionale”, si legge nella lettera.