Il Fatto ha già denunciato il triste caso della censura pre-elettorale del film di Ebbot “Girlfriend In A Coma “. La notizia la dà direttamente Bill Emmott sul suo account Facebook: l’Italia proibisce la proiezione di “Girlfriend In A Coma” al museo Maxxi di Roma. L’ex direttore dell’Economist è furibondo. E si capisce. Il suo film documentario sull’Italia, che lui considera una “fidanzata in coma” (dal titolo di una bellissima canzone degli Smiths) realizzato insieme alla giornalista italiana Annalisa Piras, è stato letteralmente censurato, per motivi elettorali. Doveva essere proiettato al Maxxi di Roma il 13 febbraio, ma per “ferree disposizioni” del Ministero delle Attività culturali (da cui il Maxxi dipende) l’appuntamento è stato slittato a una data da definirsi dopo le elezioni. Nella lettera si parla esplicitamente di disposizioni dall’alto che “non consentono di ospitare nello spazio del museo qualunque iniziativa che possa essere letta secondo connotazioni politiche, nell’imminenza della competizione elettorale”. Il film è ispirato all’ultimo libro di Emmott Good Italy, Bad Italy (aggiornamento in lingua inglese di Forza, Italia Come ripartire dopo Berlusconi, Rizzoli). E’ una denuncia e insieme una dichiarazione d’amore per l’Italia. “Ogni tanto ti strangolerei, ma se dovesse succederti qualcosa, ne morirei”, cantavano gli Smiths. E quella di Emmott è letteralmente “una campagna per svegliare l’Italia”. Nel video lui è il Cicerone che guida lo spettatore attraverso l’orribile declino italiano degli ultimi 20 anni.

L’arte è scandalo, sovversione e pensiero laterale, l’arte non è politicamente corretta: l’arte è oscena perché mette fuori dalla scena ciò che è sepolto. L’arte è di tutti e non appannaggio di poltrone politiche o di “ bon ton” politicamente corretti a parole ma scorretti intellettualmente. Il parlamento europeo il 16 settembre 1989 fece una proposta di risoluzione per un intervento sulle autorità vaticane affinché il restauro dell’affresco raffigurante il “Giudizio Universale” nella Cappella Sistina fosse l’occasione per riportare allo splendore originale il capolavoro di Michelangelo Buonarroti. Cosa vuol dire? Che dopo secoli si è chiesto al Vaticano di rimuovere l’assurda censura al nudo di Buonarroti. L’arte è da sempre mettere a nudo le cose che ci mettono in imbarazzo, questo è il suo pregio.

Siamo ancora ai tempi in cui la verità della cultura fa male? Signora Melandri lei risponde che questa censura è bon ton istituzionale. Ci spiace ma sull’arte non esiste nessun bon ton e l’istituzione deve solo concedere a noi cittadini liberi di fruire dell’arte e della cultura, arricchirci della sua bellezza e denuncia del brutto. L’Italia è brutta? E’ in coma? Ebbene ci lasci liberi di vederlo e di farci una nostra opinione, non siamo sudditi idioti ma persone pensanti che vogliono mettere in atto il loro pensiero critico. L’arte non è mai perbene: Caravaggio fu uno dei  primi pittori a stravolgere i modelli precostituiti e nell’ 800 toccò agli impressionisti e un secolo dopo alle avanguardie. «Con la fede nello sviluppo in una nuova generazione di creatori e di fruitori noi convochiamo l’ intera gioventù e in quanto giovani portatori del futuro intendiamo conquistare la libertà di vivere e di operare opponendoci ai vecchi poteri costituiti. È dei nostri chiunque sappia dare forma direttamente e senza falsificazioni a ciò che lo spinge a creare». Questo il proclama della Brücke, è uno dei tanti che nel Novecento ha trasformato la storia dell’ arte. Ebbene questo no alla censura è forte e vorremmo con molto rispetto che la scuotesse.