Cari lettori, buongiorno e benvenuti su questo blog, che commenterà fatti e pensieri su temi semisommersi, quelli del morire, del lutto, della sofferenza, dell’etica della fine della vita.

Cominciamo dal venticinquesimo Rapporto Italia dell’Eurispes, del 31 gennaio 2013, che su questi argomenti ha fatto filtrare un po’ di luce.

Ecco i dati: il 64,6% degli Italiani è favorevole alla legalizzazione (o alla depenalizzazione) dell’eutanasia nel caso di una malattia terminale (a fronte del 50,1% nel 2011); il 36,2% vede di buon occhio il suicidio assistito, anche in assenza di malattia (mentre nel 2011 era il 25,3%). Una larga maggioranza, il 77,3% desidera poter liberamente scegliere le cure nel caso si trovasse a non essere cosciente, e firmerebbe il proprio testamento biologico (a fronte del 65,8% nel 2011). Sono soprattutto il Centro e il Nord Ovest a far alzare queste percentuali, mentre il Nord Est e il Sud esitano maggiormente. Dal punto di vista politico, sono gli italiani di sinistra e centrosinistra, o di destra e centrodestra, a volere l’ampliamento delle libertà, mentre i centristi tentennano. Il commento è che l’Italia sia più laica e attenta ai diritti individuali.

Giustamente, Ignazio Marino commenta questi dati raccomandando una legge seria sul testamento biologico (non certo quella in discussione!).

Tuttavia, poverissimo è il commento dello stesso Eurispes su questi dati. Intanto, sarebbe interessante sapere quale informazione avevano i cittadini su questi argomenti prima di dare la loro opinione. Sanno che differenza c’è, ad esempio, tra eutanasia attiva (iniezione letale) e passiva (astensione o sospensione di cure salvavita, utilizzo di oppiacei contro il dolore che possono abbreviare la vita)? Hanno seguito dibattiti o trasmissioni informative su questi temi? Quali? Troppo spesso ho partecipato a eventi nei quali si confondevano le idee invece di chiarirle, nei quali un’ideologia venata di fanatismo prendeva il posto di una considerazione pacata, che servirebbe in temi così delicati, che riguardano la vita e la morte degli individui, e soprattutto la loro “buona morte”.

Inoltre, c’è una curiosa assenza in questi dati, e sono le cure palliative. Gli italiani sanno che possono ottenere una buona morte tramite le cure palliative, nella maggioranza dei casi? Sanno cosa sono? La Federazione italiana di cure palliative sostiene che solo un italiano su due conosce le cure palliative. Sanno di averne diritto per legge (n. 38/2010)? Sanno che nonostante questo diritto sia stato loro riconosciuto, non vi sono finanziamenti adeguati per garantire a tutti le cure palliative?

Poco dibattito pubblico, quel poco mal fatto, a colpi di urla che coprono la voce altrui. Poverissima informazione sulle cure palliative. Riflessione sulla morte lasciata a poche, valorose associazioni no profit.

Non è che questi dati rispecchiano, innanzitutto, il desiderio degli italiani di non morire tra atroci tormenti? Non è che i nostri concittadini immaginano che l’unica possibilità di non soffrire sia l’eutanasia?

Cosa ne pensate?