Fatte salve poche eccezioni l’informazione in Italia fa davvero pena, ad esser benevoli. Del resto, se Freedom House definisce l’Italia un paese “parzialmente libero” e lo situa al settantesimo posto insieme a Guyana ed Hong Kong, una ragione, anzi più di una, ci sarà pure. Un esempio mi è rimasto impresso nella memoria. Ricordo una sera che per caso guardavo la televisione e c’era Ballarò, un programma che vorrebbe fare appunto informazione. Il tema della puntata era se l’euro aveva cambiato la vita degli italiani. Penso tutti si ricordino quando un prodotto che costava mille lire, il giorno dopo costava un euro. Bene, Floris, invece di invitare a parlare delle massaie, invitò dei politici. Un politico va forse a fare la spesa???

E se in generale l’informazione fa pena, lo fa ancora di più quando l’argomento è l’ambiente e chi lotta per un ambiente migliore. Non stupisce, anche in considerazione del fatto che l’ambiente non fa notizia, a meno che non si tratti di catastrofi. Allora e solo allora ci si sveglia dal letargo. E poi la tutela dell’ambiente fa venire il prurito agli sviluppisti.

Due esempi collegati casualmente con le linee ad alta velocità possono rendere bene l’idea. Quando ci fu l’occupazione di notte dei terreni occupati dai manifestanti NO TAV, a Venaus – era la notte tra il 5 ed il 6 dicembre 2005 – tra gli occupanti c’era anche un giornalista di un noto quotidiano nazionale. Bene, quando lui tornò in redazione, la mattina, scrisse un articolo sull’accaduto che si intitolava, tipo: “La polizia attacca e picchia i manifestanti”. Bene, il titolo fu modificato dalla redazione a sua insaputa (ce lo comunicò) in: “Scontri tra polizia e manifestanti.” Senza parole…

Altro esempio. Anni fa fu sequestrato dalla magistratura un cantiere abusivo che stava realizzando dei sondaggi per la linea TAV del terzo valico, dietro Genova. Il TG3 regionale fece un servizio in cui, senza indagare i motivi per cui era stato disposto il sequestro, andava ad interrogare le maestranze che rimanevano senza lavoro. Allibito…

L’informazione non è obiettiva perché essa è succube di una tal forza politica o di una tal lobby, questa è cosa arcinota. Sul Fatto Quotidiano è diventato famoso Minzolini per le non-notizie che dava al TG1, ma il TG3 del Piemonte in questi anni è stato spettacolare in quanto a non-notizie. Sempre nell’ambito dell’alta velocità, enne volte ha intervistato Mario Virano anche quando non aveva alcuna notizia da fornire, mentre in compenso i comunicati stampa con i dati oggettivi che provenivano dalle associazioni ambientaliste non trovavano accoglienza.

L’ambiente non tira, come dicevo sopra, a meno che non faccia notizia. Fukushima, Chernobyl, Tsunami, Stava, Cinqueterre, Seveso: occorrono disastri, occorrono morti o feriti. Allora la notizia buca, anche se il giorno dopo (si fa per dire) tutto torna alla normalità.

In qualche modo anche noi ambientalisti ci siamo adeguati a questa informazione dello spettacolo. Mountain Wilderness fece salire Messner sulla funivia del Monte Bianco per denunciare l’immondo collegamento fra Italia e Francia, Greenpeace attacca con le sue imbarcazioni le baleniere giapponesi. Se Greenpeace facesse un semplice comunicato stampa sulla criminale pesca delle balene, qualche giornale la riprenderebbe? no di certo. Oppure ricordo la campagna “Mal’aria” di Legambiente, con le lenzuola appese fuori dai balconi che si tingevano di grigio per via dell’inquinamento atmosferico. Ed ecco ancora noi in Piemonte che quando si è trattato di informare la popolazione circa il referendum sulla caccia, siamo andati alla ricerca dei vari Camilleri, Don Gallo, Battiato che sottoscrivessero il nostro appello al voto. Perché se lo dico io di andare a votare, nessuno mi fila, ma se lo dicono i “big”, beh, allora il discorso cambia.

Qualche volta, però, ma ben di rado, riusciamo anche noi a fare uscire qualche notizia. Ma allora qual è l’espediente usato dall’informazione? Dà la nostra notizia, e poi va ad intervistare la controparte che puntualmente la smentisce, dimodoché quello che rimane in testa al lettore o allo spettatore è quest’ultimo messaggio: “gli ambientalisti ancora una volta sparano cavolate”.