Nei giorni scorsi l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ha pubblicato una relazione in cui dichiara nocive alcune sostanze usate in agricoltura, attestandone l’incompatibilità con la sopravvivenza delle api. E’ quanto apicoltori, scienziati e associazioni ambientaliste sostenevano, supportati dai fatti, da anni, e proprio per questo avevano chiesto all’Efsa uno studio congiunto, che non si basasse – come solitamente purtroppo succede – sulla documentazione fornita dalle aziende che richiedono l’autorizzazione all’uso, ma bensì su studi ulteriori e indipendenti.

Sicuramente per chi, come Slow Food, si è impegnato da anni su questo fronte è un importante punto di arrivo di una battaglia fatta per la biodiversità, la sostenibilità delle produzioni, la salute dei cittadini (e delle api).

Ma non possiamo fermarci qui. Perché si tratta di 3 molecole (una quarta, il Fipronil è ancora sotto osservazione e la relazione uscirà a marzo) usate per produrre tantissimi prodotti largamente usati nell’agricoltura convenzionale. Se avessi una bacchetta magica vorrei da domani convertire tutta l’agricoltura al biologico o al biodinamico. Ma le bacchette magiche stanno nelle favole. Noi invece stiamo parlando dei cosiddetti “neonicotinoidi” che sono in uso sia per “conciare” i semi prima della loro messa a dimora, sia in preparazioni granulari. Le molecole si chiamano thiamethoxam, clothianidin e imidacloprid. I prodotti hanno nomi più suggestivi: Gaucho, Santana, Poncho. Ce ne sono tanti altri, e non coinvolgono solo il mais, ma anche la frutticoltura, ad esempio. 3 molecole che hanno a che fare con il 70% delle produzioni agricole intensive in Europa. In Italia sono proibite per il mais dal 2008 grazie a sempre rinnovati decreti che ne sospendevano l’uso, e questo ha peraltro consentito agli agricoltori di scoprire che con una semplice rotazione colturale i parassiti si combattono efficacemente, al punto che le rese del mais non hanno presentato cali significativi in questo periodo.

Tuttavia alla buona notizia potrebbero seguirne altre meno gradevoli: potrebbe ad esempio succedere che qualcuno cerchi di tornare a strumenti chimici di vecchia generazione, invasivi e incontrollati; oppure (già li vedo, ai blocchi di partenza) che scattino come felini i sostenitori degli Ogm salvatori e purificatori del mondo.

E allora che si fa?

Riproviamo con le favole. Lì, quando il Re ha un problema che danneggia i suoi sudditi e proprio non sa risolvere, fa chiamare da ogni parte del regno i sapienti, che si riuniscono e propongono soluzioni. Il Re le accoglie o quanto meno le vaglia tutte, e prima o poi quella giusta esce. Quasi sempre la soluzione migliore è anche la più semplice, quella che è venuta in mente al sapiente più calmo, più vecchio, più saggio, più strambo o semplicemente più sordo e che quindi non aveva sentito tutti gli altri. Oppure, dopo mille tentativi, la soluzione viene da un suddito cencioso che il Re incontra per caso quando ormai è completamente sconsolato.

Facciamo finta che un Re faccia questa chiamata. Anzi: una Regina. Un’ape Regina. Lei chiamerà intorno a un tavolo i più sapienti del mondo e dirà loro: «Per anni avete sterminato la mia specie, avete ciecamente utilizzato sostanze che ci rendevano pazze e ci facevano morire. Ora che finalmente avete capito che quelle sostanze ci facevano male e che quindi prima o poi questo avrebbe danneggiato anche gli umani, dovete trovare un altro sistema. Dovete trovare un modo per preservare il vostro cibo dai contendenti di altro tipo, animale o microbico, che se ne vorrebbero cibare. Ma questo modo non può implicare la morte di nessuno, non può danneggiare la terra, l’acqua, l’aria. Queste sono le regole: proteggete il vostro cibo senza fare danni, né immediati né a lungo termine».

Non siamo in una favola, ma per questo abbiamo un vantaggio ulteriore: i sapienti da chiamare sono tanti, e di tante discipline diverse: chimici, entomologi, botanici, zoologi, genetisti, agricoltori, apicoltori, medici, neurologi, oncologi e anche qualche consumatore. Bisogna cercare una strada che porti all’alleanza tra la chimica di sintesi e la natura. Non è detto che ci sia, ma per dire che non c’è bisogna cercarla. Sarebbe bello ci fosse. E se poi proprio capiremo che non c’è, allora bisogna fare in modo che quelle competenze straordinarie che finora hanno servito un solo elemento – il profitto – vengano usate per il bene comune: e qui, già lo sappiamo, le strade ci sono e sono tante. Se il mondo fosse governato da un’ape Regina, e se noi per errore avessimo liberato nel suo regno sostanze tossiche che avessero ucciso milioni di sue sorelle, per non parlare del danno fatto al suolo e all’acqua, e a noi stessi, e poi finalmente ci fossimo arresi davanti all’evidenza dei fatti, lei, sua pazienza, ci perdonerebbe, ma poi pretenderebbe che mettessimo finalmente le nostre intelligenze al servizio del bene di tutti.