E’ stato pubblicato ieri Fantasma, sesto album dei Baustelle. A tredici anni dal loro debutto con Il sussidiario illustrato della giovinezza, passando per l’indie-pop raffinato e disincantato, il successo mainstream di La malavita e Amen (qualcuno ricorda “Charlie fa surf” o “La guerra è finita”?), arriva alle stampe la nuova fatica. A tre anni da quel che forse rimane il loro disco meno convincente – I mistici dell’Occidente – la band di Montepulciano ha voluto dare una svolta al suo sound. Fantasma è un disco come in Italia non se ne producono più. La band, ridotta a trittico (Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini), è volata in Polonia e, con la FilmHarmony Orchestra di Breslavia diretta da Enrico Gabrielli degli Afterhours, ha registrato sontuose overture dal gusto neoclassico. Nei 19 brani, di cui numerosi intermezzi strumentali, non c’è più spazio per l’elettro-pop sbarazzino che fu, il tutto viene soppiantato da aperture d’archi e ottoni, da fagotti e clavicembali, a creare una sensazione d’avvolgimento. Il fil-rouge che unisce tutte le tracce è evidente tanto nel sound quanto nei testi che rinviano a immaginari sbiaditi e fotografie ingiallite dal tempo.

Ad emergere con forza è il retroterra cui Bianconi ha sempre dichiarato d’ispirarsi: la canzone d’autore, da Piero Ciampi agli chansonnier francesi. E mai avevano osato una così brusca virata in tema di arrangiamenti. La complessità di Fantasma rimanda alle produzione prog degli anni Settanta, a maestri quali Bacalov e Bacharach. Al centro di tutto il tema del tempo che scorre, tra vita e morte. A tal proposito queste le parole di Bianconi: “Fantasma racconta del tempo che ci sfugge continuamente dalle mani, dell’assenza di speranza nel futuro e di come a condizionare ogni singola nostra azione ci sia la paura della morte”.

Il singolo “La morte (non esiste più)” che ha anticipato l’album presagiva ampiamente i nuovi territori esplorati, e il concept del disco si declina tanto negli intermezzi che legano un brano all’altro, quanto nell’austerità dei testi. Unica eccezione “Maya colpisce ancora”, corpo (pop) alieno rispetto all’architettura dell’album. Fantasma suona in fondo molto baustelliano, pur infarcito, forse all’eccesso, di grandeur orchestrali. Ma come sottolinea lo stesso leader, questi fantasmi non spaventano, anzi: “Abbiamo fatto il disco che volevamo fare, per noi era un sogno avere l’orchestra e siamo riusciti a realizzarlo. E’ stato il chiudersi di un cerchio, un tornare a casa”. 

A seguito della pubblicazione dell’album il tour promozionale. Programmata una anteprima (con l’orchestra al gran completo) di quattro date nei teatri (Bari, Roma, Firenze e Milano) a partire da metà febbraio. Da marzo il tour continuerà in altri teatri con una formazione ridotta che prevede diversi innesti.