Un’auto che d’inverno brucia per autocombustione, due lugubri croci nere che appaiono su di un portone, un magazzino di libri dato alle fiamme. Piccoli incidenti o piccoli delitti di provincia, a Pavia. Fatti che forse non sarebbero giunti sulla stampa se non si fosse trattato dell’auto del consigliere comunale Walter Veltri, dello studio dell’avvocato Franco Maurici, del magazzino dell’editore Giovanni Giovannetti, che assieme al professor Ferloni, ad alcune associazioni e giornaliste della Provincia Pavese, formano il nucleo che si oppone alle mani della ‘ndrangheta sulla città.

Pavia in passato capitale del regno longobardo, è oggi alle cronache per alcuni primati in odore di mafia: da quello del più alto tasso di trasformazione di uno dei più fertili territori agricoli del mondo (che si vorrebbero percorsi da una costosissima e superflua autostrada, da Broni a Mortara) in un agglomerato di palazzi disabitati, al maggior numero di slot machine per abitante, all’essere capofila a partire dalla Fondazione Maugeri di una delle più clamorose inchieste di corruzione della sanità nazionale che coinvolge i vertici della Giunta Regionale Lombarda. Per toccare queste vette ci sono voluti anni, in cui da un piano regolatore, studiato a livello mondiale (è stata la prima città europea a pedonalizzare il centro), si è arrivati a una situazione che vede accusate giunte di centro sinistra e di centro destra, comunali e provinciali, senza soluzione di continuità.

Altrettanti anni ci vorranno per risalire questa china in cui all’azione di questa inossidabile pattuglia e delle procure, si dovrà aggiungere una profonda bonifica culturale, senza farci vincere dallo sconforto, di un’antimafia delle piccole cose, “in cui ognuno dovrà fare la sua parte, un’antimafia quotidiana, fatta della resistenza del piccolo cittadino al più piccolo dei soprusi che non limita i propri comportamenti a ciò che non è penalmente perseguibile. E’ una linea di demarcazione tracciata da chi respinge una raccomandazione, da chi parcheggia entro le righe e non sul marciapiede o in mezzo alla strada, da chi prende un brutto voto e si mette a studiare di più…”  fatta da amministratori locali che portano a termine il loro patto con gli elettori, rinunciano ai doppi incarichi e non si fanno saldare sulle poltrone. Si tratta di comportamenti semplici, che possono far mancare il terreno sotto i piedi ai mafiosi, come sostengono Mario Andrigo e Lele Rozza in “Le radici della ‘ndrangheta” o Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa in “Buccinasco” e che ci consentiranno di ricordare Falcone, Borsellino e tanti altri senza farne una stanca litania che scandisce un rosario di eroi santificati.