Come è noto B. sa tutto delle gemelle De Vivo, ma nulla dei fratelli Cervi. Attribuirgli una consapevole opinione sul fascismo è ingiusto. Non ha mai letto un libro di storia, a parte quelli maneggiati per la tesi di laurea (che parlavano di investimenti pubblicitari) e quello patinato su se medesimo, “Una storia italiana”, che era anche quello un investimento pubblicitario. Pur non sapendo nulla sul fascismo, B. lo indossa con una sua naturale predisposizione, perfezionata lungo quella eterna risacca di bonarie opinioni che da una sessantina d’anni si infrange sulla riva dei bar all’ora dell’aperitivo, quando qualche anziano signore dice che con Mussolini i treni arrivavano in orario, che gli esiliati facevano i bagni a Ventotene e che il vero cattivo era Hitler.

Il fatto che anche da quelle idiozie dipendessero direttamente i campi di concentramento e cento altre tragedie, tra cui la guerra, neppure lo sfiora. Giacché lui sogna quello stesso potere, ma a fin di bene, chiamandolo consenso. Scandalizzandosi sinceramente dello scandalo, quando lo dice. E trattando gli italiani – ecco il suo vero crimine – come le ragazzine sceme che gli applaudono i dane’ e i bicipiti nei dopocena.

Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2013