La scritta è apparsa in curva durante il posticipo serale di serie B del lunedì. Si stava disputando Juve Stabia-Brescia (terminata per la cronaca con uno 0-0), e i tifosi della squadra di casa hanno esposto uno striscione su tre livelli: “L’amor che ho per te mi porta a fare anche il teppista; bastardo giornalista non sono un camorrista”. Striscione probabilmente sfuggito al controllo degli addetti alla sicurezza dello stadio ‘Romeo Menti’. I supporter della squadra gialloblù hanno voluto commentare così la notizia dell’inchiesta della Procura antimafia di Napoli sulle pressioni del clan D’Alessandro sul team calcistico, e sul tentativo della cosca di condizionare le scelte tecniche della società per orientare i risultati sul campo e guadagnare attraverso il business delle scommesse illecite. Inchiesta sul secondo filone di Golden Gol, che vede indagato l’ex direttore sportivo Roberto Amodio, ex difensore di serie A degli anni ’80, accusato di concorso in associazione camorristica, e l’attuale presidente Francesco Manniello, che deve rispondere di frode sportiva per la presunta combine di Sorrento-Juve Stabia della primavera 2009.

Nell’avviso di garanzia notificato a 20 indagati i pm indicano Amodio come uno dei presunti organizzatori dell’aggressione ai giocatori della Juve Stabia al ritorno da una partita persa a Pistoia nel marzo 2009. Undici calciatori – secondo la ricostruzione degli inquirenti – furono circondati da decine di persone che il pm Pierpaolo Filippelli definisce “sedicenti tifosi”, malmenati a schiaffi e cinghiate, e costretti a togliersi la tuta della squadra perché “indegni di indossare i colori sociali”. Un calciatore, Donovan Maury, rimase in mutande. Al raid avrebbe partecipato uno degli indagati, Francesco Avallone, salito sul pullman della squadra e presentatosi come referente del clan D’Alessandro, lasciando intendere che la cosca “condivideva a pieno l’ira dei tifosi stabiesi e la necessità di una esemplare punizione dei calciatori”.