Qualche settimana fa raccontavo di come l’Inps non si sia ancora adeguato alle novità introdotte dal decreto-legge Salva Italia per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata, il fondo pensionistico riservato – oltre che ai professionisti che non hanno una cassa previdenziale specifica – agli assegnisti di ricerca, ai collaboratori a progetto, agli occasionali, ai venditori a domicilio e agli associati in partecipazione.

In base al dl, infatti, dal 1 gennaio 2012, anche i professionisti iscritti a questa cassa hanno diritto all’indennità di malattia e ai congedi parentali già previsti per i lavoratori a progetto. Eppure, a oltre un anno dall’entrata in vigore della norma, l’Istituto non si è ancora adeguato. Agli sportelli gli impiegati dicono che le procedure non sono ancora state sbloccate e a chi chiede informazioni tramite il servizio telematico l’Inps risponde addirittura che la legge non prevede i due benefici per i professionisti, ma solo per cococo e cocopro!

Dopo mesi di denunce, Acta (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) ha lanciato una petizione. Una raccolta firme per chiedere all’Inps e alla ministra del Welfare di dare ai lavoratori quello che gli spetta. Possibilmente in fretta, visto che a parti inverse i ritardi non sono ammessi. I professionisti, infatti, non possono chiedere di dilazionare i versamenti dei contributi previdenziali e se tardano vanno incontro a sanzioni, perché il ravvedimento operoso non è previsto.

Sui versamenti, tra l’altro, Acta condivide con una serie di altre associazioni e con Il Quinto Stato – coalizione dei lavoratori cosiddetti ‘atipici’ – una battaglia comune: la riforma Fornero ha infatti previsto l’innalzamento della contribuzione Inps per gli iscritti alla gestione separata al 33%. Ciò significa che un traduttore free-lance, una assegnista di ricerca, un programmatore con contratto a progetto – che oggi versano il 27,7% del fatturato – pagheranno oltre 5 punti in più. Mentre per un architetto il montante contributivo è al 14%. E per un artigiano o un commerciante è al 21%.

Non mancano altre ‘stranezze’. Tra gli esempi, quello dell’indennità di maternità: per i liberi professionisti iscritti ad altre casse il calcolo dei contributi si effettua sul reddito del secondo anno precedente quello del parto; per quelli iscritti alla gestione separata sui 12 mesi antecedenti l’inizio del congedo. In un periodo di tempo, cioè, in cui la capacità lavorativa di una lavoratrice autonoma incinta tende a diminuire, con essa il suo reddito e di conseguenza anche l’importo dell’indennità.

A mettere insieme tutte queste ‘stranezze’, sorge il dubbio che la gestione separata, in teoria nata per assicurare tutela previdenziale a chi ne era escluso, in pratica assolva una seconda missione: una cassa in grado di tappare i buchi delle altre, perchè alimentata dai contributi di lavoratori che versano di più per ricevere di meno. Perchè hanno meno diritti, talvolta – come dimostra la vicenda del Salva Italia – anche quando la legge li prevederebbe.