Si può perdonare chi ti ha ammazzato moglie e figlio? Due uomini: un carnefice e una vittima. Il primo, Raffaele Beggiato, è un bandito che durante una rapina prende in ostaggio una donna e il suo bambino di 8 anni e li uccide. L’altro, Stefano Contin, è il marito e il padre. Il primo è condannato all’ergastolo. L’altro, devastato dal dolore, cambia vita e chiude le porte di accesso al mondo. Per 15 anni cova rancore e vendetta. Un giorno riceve una lettera di Beggiato che, ammalato di cancro, gli chiede il perdono necessario per ottenere la grazia.

Questa la sinossi de L’oscura immensità della morte, romanzo di Massimo Carlotto datato 2004, che lo stesso scrittore padovano ha tramutato da tempo in drammaturgia teatrale, per una piece intitolata Oscura Immensità, diretta da Alessandro Gassman, interpretata da Giulio Scarpati e Claudio Casadio, in scena martedì 29 e mercoledì 30 gennaio all’Arena del Sole di Bologna.

“Oscura immensità”, spiega Carlotto, “non lascia scampo. Alla fine ognuno è costretto a prendere posizione, a non eludere le domande che i due personaggi pongono con la forza disarmante dei destini contrapposti e ineluttabili. Chi deve perdonare colui che ha commesso un delitto e che sta scontando una pena detentiva o è rinchiuso nel braccio della morte? I familiari della vittima o lo Stato? O entrambi? La ragione, la politica, la religione, la filosofia non sono ancora riuscite a dare una risposta esauriente e in grado di soddisfare coloro che hanno sofferto il danno irreparabile della perdita di un loro caro, per mano assassina, perché prevalgono sentimenti ancestrali che offuscano, accecano, trasformando l’esistenza in una oscura immensità”.

“Questa opera non dà soluzioni manichee”, racconta Giulio Scarpati al fattoquotidiano.it, “la realtà non può essere semplificata mettendo un microfono sotto la bocca dei parenti delle vittime colmi di rabbia per il torto subito o facendo scrivere un best seller ad un qualsiasi carnefice. Va fatta una riflessione su due esistenze senza offrire un appiglio morale a chi segue l’adattamento”.

“Spesso in Italia, soprattutto per i fatti di cronaca nera”, continua l’attore di Un medico in famiglia, “si tende a non voler guardare in faccia la rabbia. Ci ritroviamo a ripetere continuamente la storiella sorprendente del vicino di casa che compie un delitto inaspettato, ma che era tanto una persona squisita. Nessuna denuncia, nessun incasellamento pregiudiziale, con L’oscura immensità della morte a teatro guardiamo fino in fondo all’abisso e non giudichiamo nessuno”.