Mancano solo due giorni al debutto, su Fox, della seconda stagione di “Homeland”, la serie televisiva americana che in due anni ha vinto ben 26 premi, tra cui 5 Golden Globes e 4 Emmy.

La trama, per chi colpevolmente non la conoscesse, è la seguente: Nicholas Brody, sergente dei marines degli Stati Uniti, viene liberato dopo otto anni di prigionia e torture nelle mani dei terroristi islamici e rientra in patria da eroe. Peccato, però, che l’agente della Cia Carrie Mathison sia convinta che Brody si sia convertito durante la prigionia e sia diventato, in realtà, un membro di Al Qaeda che sta organizzando un attentato sul suolo americano. Da qui si dipana un intreccio narrativo ben lontano dal cliché spia vs terrorista ma più indirizzato verso le caratteristiche umanissime dei protagonisti.

Claire Danes e Damian Lewis, protagonisti di "Homeland"

La protagonista indiscussa della serie, anche più del sergente Brody, è l’agente Carrie Mathison, interpretata magistralmente da Claire Danes (che ha collezionato due Golden Globes consecutivi nel 2012 e nel 2013). Personaggio complesso, affetta da disturbo bipolare, Carrie è una donna difficile da gestire, ma indipendente e tenace. E soprattutto è una donna che non ha paura di far convivere (e collidere) gli aspetti privati e quelli professionali della sua vita. È tutto un unico racconto, tra intrecci e sovrapposizioni, di una vicenda umana prettamente femminile. E non del cliché femminile tipico delle serie tv, beninteso, perché Claire Danes tratteggia una donna totalmente immersa nel suo tempo. Un tempo di diffidenza, di paura e di precarietà emotiva.

Homeland è una spy story tutt’altro che classica, che scandaglia i timori dell’infinito post 11 settembre dell’America. Una serie televisiva che miscela sapientemente e confonde furbescamente i destini della nazione più potente al mondo e quelli, molto più interessanti, di alcuni dei suoi abitanti.

Ad accompagnarci in questo viaggio infernale tra sospetti, morti violente e intrighi internazionali, fortunatamente è una donna. Normale, per giunta, e non una Wonder woman alla Lara Croft. Una donna che è il simbolo dell’epoca che stiamo vivendo. Una donna che, in realtà, altri non è che l’America. Tutta.