“Penso che la banca non vada commissariata e non sarà commissariata“. Così il presidente di Mps, Alessandro Profumo, ha risposto nel corso della presentazione di un libro a chi gli chiedeva un giudizio sulla proposta del leader del Pd Pier Luigi Bersani di assegnare poteri commissariali agli attuali vertici. Mps ”non è in ginocchio – ripete l’amministratore delegato di Monte dei Paschi, Fabrizio Viola – vista dalla parte dei correntisti e degli obbligazionisti la situazione della banca è sotto controllo, non ci sono criticità”.Profumo cerca per la banca “un socio industriale con una visione non di breve termine e che sia perbene” che sottoscriva per un miliardo di un euro l’aumento di capitale che dovrà essere varato entro il 2015. Parlando alla presentazione del libro ‘Banchieri e compari’ di Gianni Dragoni, Profumo ha rilevato come “al momento non c’è nessuno all’orizzonte” aggiungendo come “può essere italiano o estero basta che abbia voglia di investire”. 

Toccherà al ministro dell’Economia Vittorio Grilli spiegare l’affaire Montepaschi davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato e delineare possibili scenari futuri, dall’ipotesi commissariamento a quella di una nazionalizzazione. Lo prevede l’agenda del governo e lo conferma il premier Mario Monti, che sceglie di non entrare nel merito lasciando al titolare del Tesoro il difficile compito.

Il Prof poi prova a sancire anche una sorta di tregua armata con il Pd. “Se rispondessi rischieremmo di essere sbranati”, replica infatti a chi gli chiede di parlare di Bersani e dei cosiddetti “poteri forti”. Quasi una sorta di controminaccia al leader democratico, che ribadisce: noi sbraniamo “ma con gli argomenti, non a morsi”, e torna ad attaccare chi vuole far passare i democrats come “amiconi delle banche” a fini elettoralistici ma ha sulle spalle vicende come “il Credito fiorentino o la banca Euronord’’.

Ma la campagna elettorale è aperta e il tema si presta a essere dibattuto pubblicamente. “Bersani vada in qualche circo a sbranare qualcuno”, commenta Renato Brunetta, che insiste nel tirare in ballo il Pd: “Gli chiedo – dice – di spiegare i rapporti tra il partito e questa banca”. Anche perché, evidenzia da tutt’altro fronte il segretario del Prc Paolo Ferrero, l’altolà del leader dei democratici “più che una affermazione di innocenza, è sembrato un avvertimento”. Per invertire la rotta non c’è che da “cacciare la politica dalle banche e dalle fondazioni bancarie”, assicura il numero uno di Rivoluzione civile ed ex pm Antonio Ingroia che dice anche di “sentire odore” di tangenti.

Che Monte Paschi sia solo “un esempio” di connivenza tra politica e finanza, è quanto crede Guido Crosetto (fondatore di Fratelli d’Italia), secondo il quale l’unica strada percorribile per fare luce sarebbe l’istituzione di una commissione di indagine parlamentare. L’Italia sta affrontando una vicenda “peggiore anche di Parmalat”, è la convinzione del leader dei Verdi Angelo Bonelli, ed è troppo “facile prendersela solo con il Pd’’, fa eco di Antonio Di Pietro, che accusa l’attuale premier di non essere intervenuto nonostante i campanelli di allarme lanciati dall’Italia dei Valori.

Voce fuori dal coro quella del leader del Pd Pier Luigi Bersani: il caso Monte Paschi “è un caso assolutamente isolato – sottolinea – Diciamo che il sistema italiano delle fondazioni bancarie garantisce una certa stabilità, ma ha un rovescio della medaglia nel rischio di interferenze delle collettività locali”. Ciò che è certo, insistono i democratici, “è che il Pd come partito non c’entra nulla”. Anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti ci tiene a mettere in chiaro il proprio ruolo: “I fatti gravi – dice – sono del 2007-2008 quindi rivolgersi ad altro indirizzo”.

Intanto, dall’Unione europea arriva una assicurazione: se è vero che spetta all’Italia accertare cosa è accaduto nel passato, per il futuro si potrà contare sulla nuova supervisione unica sotto la guida della Bce.