E’ proprio vero quel che dice quella canzoncina scema: “Meno male che Silvio c’è”. Ci pensavo ieri sera, mentre terminava la giornata della memoria. Era stata, a mia impressione, la più intensa delle celebrazioni di questa ricorrenza, nata solo una dozzina di anni fa e quindi di non facile accoglienza nella vita di un paese svagato e distratto, che fatica a celebrare le sue feste più antiche. Questa volta, invece, forse grazie alla coincidenza con una domenica, la giornata della memoria aveva visto una diffusione di iniziative e di presenze sorprendenti. Tutti avevano svolto egregiamente il loro compito: i comuni, anche più piccoli, impegnati in varie manifestazioni e il governo, con i viaggi ad Auschwitz organizzati dal Miur e guidati da un ministro dell’istruzione finalmente vero, dopo gli anni dell’avanspettacolo. Persino la famigerata televisione, che di solito in queste nobili occasioni dà il peggio di sé, ha fatto le cose per bene. Un’offerta eccellente sui canali tematici come Rai Storia; una scelta saggia da parte delle generaliste, che hanno rispolverato l’antica consuetudine di collocare in prima serata un buon film significativo per quella particolare circostanza; a sorpresa, l’adesione al clima della giornata anche da parte dei canali sportivi, quelli di Sky in modo particolare. Insomma, un’insolita sensazione di vivere in un paese normale, persino serio, di livello culturale europeo, come la Germania, dove il capo del governo poche ore prima aveva fatto una riflessione profonda e terribilmente impegnativa sul peso che grava ancora sul popolo tedesco a causa delle colpe del nazismo.

Poi all’improvviso ci ha pensato lui a infrangere questa illusione, con una dichiarazione che mi colpisce soprattutto per l’ignoranza sommaria che rivela, perché non spiega quali sono le cose buone che Mussolini avrebbe fatto: l’eliminazione, forse un po’ brutale ma inevitabile, dei comunisti, tanto cara al nostro? La bonifica delle paludi pontine che sempre si cita in questi casi? O i treni che circolavano sempre in orario? Per i quali vale però sempre la celebre risposta di Massimo Troisi: “Vabbè, ma per questo bastava che lo nominassero capostazione, non capo del governo”.

Eh sì! Meno male che Silvio c’è, a impedire di illuderci, a ricordarci che viviamo in un paese in cui nessuna impresa è mai compiuta (e non solo gli ospedali e le metropolitane), in cui anche le cose che nascono dalle migliori intenzioni e partono con il piede giusto trovano sempre sulla strada un guastafeste in grado di rovinarle.